Così gli enti locali danno un calcio a 15 milioni

Quanti voti vale foraggiare la squadra di calcio cittadina? Probabilmente molti di più che dare un tetto alle famiglie rimaste senza casa per una calamità naturale. Di certo ancora di più che impegnarsi per migliorare i servizi o salvare i propri bilanci dalla rovina. Almeno a giudicare dalla pioggia di euro che gli enti locali (comuni, province e regioni in testa), riversano su club calcistici e sportivi in genere. Magari il giorno dopo aver urlato contro il governo, perché nelle casse locali non c’è un centesimo per il bene dei cittadini.
Il logo di Comune o regione sulla maglietta dei calciatori raramente garantisce pubblicità vera al territorio. Ma manda un messaggio chiaro: gli amministratori sanno che il tifo sta a cuore alla gente e che il ritorno nelle urne è assicurato. È il caso del Comune di Livorno, che raccontiamo in questa pagina, ma ce ne sono a decine.
E altre segnalazioni sono arrivate dopo che Il Giornale ha raccontato la storia di Catanzaro, dove il Comune ha finanziato la squadra di calcio cittadina per evitarle il secondo fallimento in quattro anni di gestione disastrosa.
C’è l’amore dei tifosi, certo. Ma c’è anche chi si chiede se in epoca di vacche magre non ci siano questioni più urgenti che riguardino anche chi non va allo stadio. Come, nel caso di Catanzaro, dare un tetto ai cittadini del quartiere di Janò sfollati a causa di una frana.
Di recente anche il Cassino calcio ha lanciato un Sos, prontamente raccolto dal sindaco. La squadra è in forti difficoltà finanziarie e rischia la non iscrizione alla Seconda divisione. Non si sa quanto sborserà il Comune per evitare la catastrofe, ma il primo cittadino Bruno Scittarelli ha promesso di impegnarsi anche quest'anno per trovare i soldi, sia indirettamente sia direttamente. Il tutto, riporta Il Tempo, «senza voler alimentare polemiche che servirebbero solo a sviarci - ha dichiarato - dall'obbiettivo primario: avere a Cassino una squadra di prestigio professionistico». Un obiettivo che bisogna perseguire a suon di soldi pubblici?
Il Sole24Ore ha provato qualche mese fa a fare una stima del denaro investito dagli enti pubblici per sponsorizzare le squadre sportive di tutte le discipline, o almeno dei casi più clamorosi. Il contribuente ci rimetterebbe almeno 12 milioni di euro l'anno. Ma basta aggiungere i casi scovati dal Giornale per salire a 15. E chissà quanti altri sono meno pubblicizzati.
La metà viene dalle regioni, le stesse andate allo scontro sulla manovra economica del governo. Tra le più generose Sardegna e Sicilia. Nei giorni dei tavoli con Tremonti il governatore sardo Ugo Cappellacci offriva collaborazione, chiedendo però «ragionevolezza»: «Prima vengono i cittadini - avvertiva -, poi la politica». E la politica del pallone è in pole position. Secondo il Sole infatti, la Regione ha stanziato 1,6 milioni di euro per piazzare il proprio logo turistico sulla maglia del Cagliari, più di 300 mila euro ciascuno per le squadre di Lega Pro di Olbia, Alghero e Villacidrese (formazione del Medio Campidano). Oltre a poco meno di mezzo milione per la Dinamo Basket Sassari.
Anche Raffaele Lombardo, prima di trovare l'accordo con il governo, aveva giudicato la manovra penalizzante per il Sud. I club sportivi siciliani però non hanno mai rischiato, ad alcune delle 522 società sono andati 1 milione e 200 mila euro. Il Catania calcio è stato foraggiato dalla Regione e dalla Provincia, che hanno concesso rispettivamente circa 42 mila e 150 mila euro. Il Gela, che gioca in Lega Pro, ha ottenuto 25 mila euro dalla Regione e 100 mila dal Comune. La Regione non ha negato soldi al basket femminile. Il Pallacanestro Ribera ha ricevuto circa 24 mila euro e il G.S. Basket Priolo circa 10 mila. Tra le province, la più amante del pallone è quella di Cosenza: 200 mila euro al Cosenza calcio e altrettanti al Fortitudo Cosenza.
Neppure al Nord mancano enti locali amanti dello sport. Per citare un caso, la Regione Piemonte ha finanziato con 200 mila euro l'Asystel Novara di volley e con 180 mila il Chieri Volley femminile. Qualche anno fa un assessore provinciale protestò perché una squadra di calcio trentina era sponsorizzata da una casa chiusa di Innsbruck. Punti di vista. Ma almeno si trattava di un'azienda privata. E di certo gestita meglio di certi enti locali.