Così Grasso coglie l’attimo

Parla con i bambini, Giovanni Grasso. Con i bambini di tutte le età perché il suo linguaggio, che sia declinato negli scritti dedicati alla grafica antica o nelle opere calcografiche che spesso trasmutano in ricercate pubblicazioni, è quello della scoperta. Dell'attenzione silente e veloce che si fa dettaglio capace di svelare interi mondi popolati di personaggi umani, animali e naturali con la stessa grazia. È «solo» una selezione, tratta dal suo ricchissimo corpus di incisioni, quella in mostra al Grechetto (salita san Matteo 19/20 II piano, fino al 4 aprile 2009) concentrata per lo più sul tema della natura letto attraverso la puntasecca. Dopo l'esordio negli anni '70 con l'acquaforte, che lo vede impegnato in complesse mise en scène di ordine simbolico e immaginifico con personaggi animali e ferini che si profilano come silhouette su tessiture preziose, al giro di boa del decennio successivo Giovanni Grasso (classe 1938) approda alla puntasecca. Tecnica incisoria in cavo propria delle piccole tirature per tradizione, che permette effetti morbidi, caldi e atmosferici - basti pensare a Rembrandt - che per Grasso diventa da allora medium prediletto di ricerca.
Mentre in parallelo continua lo studio delle incisioni dei maestri antichi scandito da numerose pubblicazioni - una su tutte: la monografia sull'artista genovese Giovanni David curata con Mary Newcome Schleier nel 2003. Così, tra l'incanto per l'antico e l'esperire quotidiano, nascono le sue opere che nell'esercizio della puntasecca trovano nella natura, tra accidenti e miracoli, punto e lente focale di meditazione e raccoglimento. Ed ecco una serie di attimi e visioni decantate nella pazienza del lavoro in studio dopo una prima indagine fotografica: l'amatissima neve che grava sui rami intirizziti dall'inverno, le foglie che tentennano nella brezza del pomeriggio e un piccolo cespuglio di more. E poi, d'improvviso, un Cappuccetto Rosso che da solo evoca le avventure letterarie di Grasso. Gli acquerelli ispirati alle peripezie del Piccolo Principe di Saint-Exupéry edito dalla Olivetti nel '75 e i tanti libri d'artista realizzati con l'amico editore Giuseppe Zanasi, scrigni di eccellenza e precisione che appartengono a un altro tempo. Quello dei ritmi immobili delle nature di Grasso che nelle illustrazioni per i libri diventano vivacissimi nell'incalzare di forme che germinano nel colore a incastonare i personaggi come pietre preziose. Perché come un orafo, o meglio al pari di un alchimista, Grasso si rifugia nel suo studio zeppo di libri e matrici, visioni e ricordi. Nel sapere e nella passione nascono piccoli segni destinati a essere opera per quei bambini, bassi o barbuti che siano, che ancora vogliono partire all'avventura.