«Così ho portato i miei fiori a Piazza Affari»

Guidata da 4 fratelli l’azienda ha, per ora, 24 ettari di serre

All'inizio, negli anni Cinquanta, producono ortaggi, dai peperoni alle melanzane. Poca roba, coltivata in mezzo ettaro di terra e venduta su una bancarella. Poi si trasformano: nei primi anni Sessanta lasciano perdere gli ortaggi per dedicarsi ai fiori, in particolare crisantemi e garofani. E li vendono con la bancarella posta davanti al cimitero di Molfetta. Negli anni Settanta la nuova svolta: buttano a mare crisantemi e garofani per dedicarsi prima alle rose e in seguito anche agli anthurium. Diventando col tempo i numeri uno in Europa con 15 milioni di steli di rose in 70 diverse varietà e tre milioni di anthurium in 25 varietà. Numeri affascinanti ma già superati in quanto i Ciccolella, i quattro fratelli Ciccolella, hanno adottato il passo dei maratoneti nonostante abbiano tutti fisici piuttosto robusti. Riempiendo di serre il Sud d'Italia, approdando in Borsa, acquisendo una delle più vecchie società olandesi di trading nel settore dei fiori e delle piante. L'idea, dice Corrado Ciccolella, «è di inondare fra cinque anni l'Europa con trecento milioni di rose e 25 milioni di anthurium».
Produzione record. Cifre da fare quasi impallidire. I fratelli Ciccolella, pugliesi e imprenditori della seconda generazione, producono infatti i 15 milioni di rose e i tre milioni di anthurium in 24 ettari di serre situate in quelle che rappresentano un po’ il centro storico della loro attività, cioè Molfetta, Terlizzi e Giovinazzo, tre comuni in provincia di Bari. Ma già alle fine del 2006 saranno a regime anche le serre, destinate solo alle rose, costruite su altri 24 ettari di terreno dislocati a Melfi, provincia di Potenza, proprio di fronte allo stabilimento della Fiat. E quattro serre su cinque, ognuna delle quali lunga ben seicento metri, sono già operative. Entro il 2007 saranno poi completate le serre, rose e anthurium, in fase di costruzione a Candela, provincia di Foggia, su altri 60 ettari. E a partire dal 2008 saranno realizzati altri 100 ettari di serre in Calabria, nel Catanzarese. Insomma, il Sud si tingerà sempre di più dei magnifici colori delle rose e degli anthurium.
Acquisizioni & Borsa. Accanto alle serre la Borsa. Già, perché la famiglia Ciccolella ha acquisito nel marzo di quest'anno per 10,5 milioni di euro la Cucirini Coats, società del tessile quotata a Piazza Affari, sostituendo poi il nome Ciccolella a quello Cucirini. Insomma, i quattro fratelli si ritrovano con una società quotata (in Europa è la prima società di fiori a esserlo) in cui stanno ora apportando le loro attività operative per poi chiedere al mercato i finanziamenti per sostenere i forti investimenti in corso. A Melfi, a Candela ma non solo. Tanto più che in giugno i Ciccolella hanno anche realizzato un colpo davvero formidabile acquisendo la totalità dell’olandese Zurel Group, sede ad Aalsmeer, 200 dipendenti, uno dei pionieri del mercato florovivaistico e tra i primi cinque operatori europei nel trading di fiori e piante. In definitiva, i Ciccolella sono riusciti in questo modo ad entrare nel chiuso mercato olandese che è il primo al mondo. Non si tratta di un’operazione banale. Anzi, è un'iniziativa molto innovativa in quanto, chiarisce Corrado, «rompe gli schemi tradizionali integrando per la prima volta produzione e distribuzione su larga scala. Non era mai successo».
Strategie e finanza. Classe 1956 e originario di Molfetta, capelli cortissimi, stazza imponente con i suoi 114 chili, ovviamente buon mangiatore, perito informatico all’istituto tecnico Panetti di Bari ed ex arbitro di calcio arrivando sino alla serie C, Corrado Ciccolella è il secondo dei quattro fratelli. Ed è quello che di fatto gestisce il gruppo occupandosi di strategie e finanza. Vincenzo, il maggiore, è del 1953, diploma di perito agrario, grande lavoratore al punto da essere andato quest’anno in crociera ed essere tornato, dice, «stressato proprio perché non lavoravo», segue i rapporti con le istituzioni ma è in effetti un po’ il creativo del gruppo: uno dei suoi chiodi fissi è creare un fiore in grado di fare luce. Un sogno, forse. Francesco, il terzo, è del 1958 ed è l’unico single, l’unico che abita a Milano, l'unico che si è laureato in sociologia alla Sapienza di Roma dopo il diploma di perito informatico, l’unico che ha collezionato ben tre master occupandosi poi di marketing in multinazionali giapponesi e danesi specializzate in elettronica di consumo per approdare alla fine in Danimarca, alla Lego. Un giramondo, insomma. Finché un paio d'anni fa la decisione di ritornare a occuparsi dell’azienda di famiglia, diventando responsabile dello sviluppo organizzativo e della internazionalizzazione del gruppo. Infine Antonio, 1962, geometra, hobby del golf con un handicap ancora alto (35), il quale segue la produzione e le vendite. Ma di fatto, spiega Francesco, «tutti noi abbiamo cominciato a lavorare prestissimo con papà, la mattina a scuola, il pomeriggio nei campi o dietro la bancarella». Si chiamava Paolo, era un ortolano che ha saputo rinnovarsi quando nella zona di Molfetta molti agricoltori hanno cominciato a dedicarsi ai fiori e alle piante, ed è scomparso a ottant’anni solo tre settimane fa. Dice ancora Francesco: «Ricordo che già a sei anni davo il cambio a qualche fratello nella bancarella che avevamo a Molfetta».
Il piccolo e il professore. Se Vincenzo è il creativo e Corrado l'uomo dei numeri, Francesco con la sua specializzazione nel brand è forse il più quadrato nonostante l'aspetto da "professore folle" che gli dà la foltissima capigliatura mentre Antonio, il «piccolo», ha la vendita nel sangue: è capace di piombare alle 4 del mattino in qualche mercato di fiori per vedere come è la situazione. Ma tutto sommato i quattro formano una squadra bene assortita. L’idea di approdare in Borsa, ad esempio, è di Corrado, l’idea di acquistare la società olandese è di Francesco, l’idea di fare ricorso alla cogenerazione è di Vincenzo. Tutte idee innovative nel settore florovivaistico. Già, anche quello della cogenerazione in quanto ha portato il gruppo pugliese a stipulare nel 2004 un accordo con la Edison per realizzare nelle vicinanze delle centrali termoelettriche serre che utilizzano l'energia termica prodotta dalle stesse centrali: l’acqua calda viene trasportata fino alle serre ad una temperatura di 35 gradi e dopo averle riscaldate (rose e anthurium hanno bisogno di diverse temperature), torna alla centrale in un sistema a ciclo chiuso. Ecco il motivo delle serre a Melfi, Candela e Catanzaro. Una soluzione, spiega Antonio, «che consente notevoli vantaggi in termini di efficienza, risparmio energetico e rispetto dell'ambiente». Con l’aggiunta di un’altra conseguenza: coltivare e produrre rose e anthurium in Italia quando ormai i maggiori produttori olandesi hanno preferito delocalizzare le loro attività in Africa, dal Kenia all’Etiopia. I Ciccolella hanno in Marocco solo quella che Francesco chiama «nursery»: un vivaio cioè di piantine.
Con le biglie in velocissima corsa non è semplice fornire dei numeri. I dipendenti sono 440 compresi gli olandesi ma il gruppo sta solo ora completando l’organico di Melfi (130 persone) a cui poi dovranno aggiungersi quelli di Candela e Catanzaro. «Siamo un'azienda che dà lavoro in una terra in cui c'è poco lavoro», taglia corto Corrado. Il fatturato consolidato non c'è ancora ma per farsi un'idea lo si può anche prevedere a grandi numeri calcolando i costi di produzione delle rose e degli anthurium. Diciamo quindi che potrebbe essere attorno ai 130 milioni di euro. Inoltre non è stato ancora deciso quanto sarà il flottante della società quotata, solo l’altro ieri Corrado Ciccolella è andato dal notaio per trasferire le attività operative. Insomma, la carne al fuoco è tanta e richiede un minimo di tempo. L'unico settore incurante di questo tourbillon di iniziative è il centro ricerche del gruppo, formato per lo più da agronomi. Ha già ottenuto numerosi brevetti per le varietà delle rose e degli anthurium, tutti coltivati con il sistema detto fuori suolo su un substrato di perlite: una delle rose più famose della storia produttiva del gruppo Ciccolella è la Dallas di colore rosso; una delle ultime è Incenso di colore arancio; una delle più curiose è Abracadabra, un mix di rosso e giallo. E sul fronte degli anthurium il Carnaval (bianco) e il Tropical (rosso). Ma quanto durano queste piante? Quelle di rosa diventano improduttive dopo cinque anni, quelle di anthurium dopo dieci.
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