Così i finiani fanno danni all’economia del Paese

Le sortite di Bersani sui tetti della facoltà di architettura e gli emendamenti dell’onorevole Granata, contro il parere del governo, sulla legge di riforma dell’università non sono serviti né a bloccarla, né a snaturarla, ma hanno avuto un effetto sul costo delle emissioni di titoli del debito pubblico che hanno avuto luogo in questi giorni e sulla quotazione di Borsa dei Bot e dei Cct. Il differenziale fra i titoli italiani e quelli tedeschi, il Bund, è aumentato di circa lo 0,3% ed è passato dall’1,9 al 2,2 per cento, per poi tendere al 2,1.
Per la prima volta dagli anni Novanta il differenziale, ovvero lo spread, fra il debito italiano a medio e lungo termine e quello tedesco ha superato i 2 punti, sia per le nuove emissioni sia nei listini di Borsa relativi ai titoli in essere. Poiché il rendimento di questi titoli è attorno (...)
(...) al 4 per cento, l’aumento degli spread è un buon 8% degli interessi pagati, che va a carico del contribuente. Per i titoli di nuova emissione decennali si tratta di un 8% in più del costo del servizio del debito per dieci anni.
E il discorso, purtroppo, non finisce qui. Infatti influenti giornali internazionali, dalla Frankfurter Allgemeine Zeitung al Wall Street Journal al Financial Times, hanno messo in risalto due fattori, veri o presunti, che comportano che l’Italia sia diventata un Paese con rischio di debito, paragonato e spesso accomunato alla Spagna, cosa che non accadeva sino a poco tempo fa.
Come elemento di rischio viene indicata l’instabilità politica, che può comportare che il programma di contenimento del deficit pubblico al 2,7 per cento nel 2012, disposto nella legge triennale di Stabilità della finanza pubblica (che sostituisce la «legge finanziaria triennale per l’approvazione del bilancio pubblico»), non venga rispettato. E di questo la responsabilità va in parte notevole al Fli, e quindi in primo luogo all’onorevole Granata che si è dedicato allo sport di mettere in minoranza il governo, con l’approvazione di emendamenti, magari di secondaria importanza, riguardanti la riforma universitaria. Ciò viene interpretato come il segnale che la maggioranza di governo, in genere, non è coesa.
Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva chiesto che ci si impegnasse a votare rapidamente la legge di Stabilità onde evitare danni al nostro debito pubblico. È pura ipocrisia sostenere che il presidente della Repubblica aveva messo il Paese in guardia solo per la legge di Stabilità, non per le altre leggi che impegnano in questo periodo il Parlamento e che coinvolgono il contenimento delle spese pubbliche e in genere l’efficienza della nostra pubblica amministrazione, che possono influire sulla nostra credibilità finanziaria. I giornali internazionali, poi, hanno accomunato le proteste degli studenti italiani (che spesso erano ragazzini delle medie superiori e non studenti universitari) contro la riforma universitaria del ministro Gelmini con le dimostrazioni e gli scioperi contro i tagli della spesa pubblica che vengono attuati in Gran Bretagna, in Irlanda e altrove, per ridurre il deficit, dando la sensazione che il governo possa fare fatica a mettere in atto le disposizioni della legge di stabilità riguardanti il tetto del deficit al 2,7%.
Naturalmente queste dimostrazioni degli studenti, a cui ha dato conforto Bersani dall’alto del tetto di Architettura, non c’entrano con i tagli della spesa, di cui si parla nella legge di stabilità. Ma vallo a spiegare agli osservatori stranieri e agli operatori finanziari. Accomunare il debito italiano con quello spagnolo non ha alcun senso e del resto neppure accomunare il debito di Madrid con quello del Portogallo o dell’Irlanda o della Grecia ha senso. La Grecia aveva, da vario tempo, finanze pubbliche dissestate e aveva manipolato i bilanci per non farlo emergere. Non è il caso dell’Italia o della Spagna. L’Irlanda ha un buco nero nel sistema bancario e usa i soldi pubblici per tappare questa voragine. E non si sa se ci riuscirà. Il Portogallo ha un buco di bilancio con l’estero e i sottoscrittori del suo debito sono soprattutto stranieri. La Spagna potrebbe avere problemi bancari. L’Italia ha le banche a posto, i risparmi delle famiglie sono elevati, il commercio estero è brillante, il gettito fiscale è sostenuto, nonostante la crisi.
I dubbi sul nostro debito sono di origine politica. E derivano dal fatto che ci sono politici del Palazzo che non si rendono conto del costo delle loro manovre per la nazione.