Così i Macchiaioli ripulirono la pittura italiana dell'Ottocento

Signorini e Lega i paladini della rivoluzione artistica

«Impressionismo»: pitture di paesaggio, colore, luce della natura, indifferenza ai temi storici, religiosi e mitologici. Le origini, agli inizi degli anni Sessanta dell'Ottocento, al Salon des Refusés con l'emblema de Le déjeneur sur l'herbe di Manet. Nel 1874, la prima mostra degli impressionisti con Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley, Pierre Auguste Renoir.

«Macchiaioli»: pittura di paesaggio, colore e luce con un contrasto di macchie. Si parla di Macchiaioli nel 1862 in un articolo su La gazzetta del popolo. Teorici e critici dei macchiaioli furono Diego Martelli e Adriano Cecioni. Telemaco Signorini incrocia Odoardo Borrani e Vincenzo Cabianca al caffè Michelangelo a partire dal 1855. Nel 1856 è a Venezia con Vito d'Ancona e nel 1860 è a La Spezia per visitare Lerici, Sarzana, Riomaggiore e tutte le Cinque Terre. Scrive: «al mio ritorno in Firenze, ebbi i miei primi lavori rigettati dalla nostra promotrice per l'eccessiva violenza di chiaroscuro e fui attaccato dai giornali come macchiaiolo».

Le vicende di impressionisti e macchiaioli sono parallele, con i viaggi a Parigi di Signorini, Cabianca, Cristiano Banti, nel 1861. Al ritorno Signorini si ferma a Castiglioncello e con Silvestro Lega e Odoardo Borrani fonda la Scuola di Pergentina, luogo vicino a Firenze dove i pittori dipingono all'aperto. Nel 1865 Telemaco Signorini dipinge La sala delle agitate nell'ospizio di San Bonifazio. Il dipinto è alla Galleria d'arte moderna di Ca' Pesaro a Venezia, e rappresenta un reparto psichiatrico femminile: una stanza dove stanno numerose ragazze agitate, ovvero malate di mente, prese da deliri ed eccitazioni che il pittore osserva senza emozione, con gelida freddezza. Una donna alza il pugno e grida, minaccia, al centro un'altra scopre la sua inconsolabile solitudine, mentre alcune dormono o gridano. Una disperata si rannicchia sotto il tavolo. È un capolavoro di crudeltà e di compassione insieme, senza retorica e senza sconti.

Giuseppe Giacosa registrò le sue emozioni con crudezza: «La Sala delle Agitate al manicomio di Firenze è un dipinto che vi mette addosso i brividi della paura. È un quadro che non mi piace, ma che esercita le spaventose attrazioni dell'abisso e che vi rivela nell'autore una giustezza e una robustezza quali a pochi è dato di raggiungere». Signorini parte come un maestro aprendo una strada nuova: la sua tenuta è altissima. Prosegue nel 1866 con Un mattino di primavera: un muro bianco, concepito con una esattezza, un taglio, una luce che rimontano fino a Piero della Francesca. Non meno originale è, negli stessi anni, L'alzaia che evidenzia lo sforzo dei braccianti che trascinano una chiatta che non si vede lungo l'argine dell'Arno. Un capolavoro di taglio europeo è Leith a Londra con la scritta Rob Roy, di sorprendente modernità.

A fianco di Signorini, l'altro maestro macchiaiolo che contende sentimento e poesia agli impressionisti, con invenzioni degne di Degas, e un intimismo intimo e severo, è Silvestro Lega. Nato in Romagna, a Modigliana, si formò a Firenze, studiò con Antonio Ciseri, sfiorò gli artisti del caffè Michelangelo, non condividendo lo spirito libero anche degli artisti a lui più affini come Signorini, che ci confida: «La sua serietà non gli faceva ammettere gli scherzi di nessun genere, tanto che non fu possibile di portarlo quasi mai al nostro Caffè Michelangelo, in quell'agape fraterna di bohémiens ; che là non voleva farci il buffone, come sempre ci rimproverava di farci noi ogni sera, colle nostre eterne burle e chiassate». Intorno al 1860 anche Lega scopre la pittura en plein air, cui attese con grande convinzione. Una nuova serenità dipese da motivi d'ordine personale: durante una giornata di pittura all'aperto, a Pergentina, Lega si intrattenne amichevolmente con la famiglia Batelli. Lega, in particolare, si invaghì perdutamente di Virginia, corrisposto.

Animato da uno straordinario entusiasmo creativo, lavorò alacremente a una serie di capolavori di intatta bellezza: L'elemosina, La nonna, L'indovina, La cucitrice, La lettrice, Gli sposi novelli, La curiosità, Il canto dello stornello, La visita e Il pergolato. Il mondo dei Macchiaioli si manifesta qui come una realtà incantata, con l'essenza più alta della grande pittura italiana, trasferita nella realtà quotidiana. Ben oltre il fervore senza storia degli impressionisti.

Commenti
Ritratto di rosario.francalanza

rosario.francalanza

Dom, 22/10/2017 - 12:56

Prof. Sgarbi, Signorini e Lega sono grandi, naturalista l'uno e umanista l'altro. Ma mi permetta di dare la palma del macchiaiolo più grande a Giuseppe Abbati. Ogni opera di Abbati è una visione intellettuale della realtà, una rappresentazione di rapporti magici, di una prospettiva perfetta. Un mondo dove l'uomo guarda e ragiona sulla sua 'posizione' nello spazio!