Così l’eolico spazza via la Stonehenge di Puglia

Là dove c’era l’erba e le «pietre che parlano» ora cresceranno 20 torri di 125 metri d’altezza. Rivisitazione della via Gluck in salsa salentina: un’area protetta perché di particolare rilevanza geologica ospiterà tre mega progetti per impianti eolici. Scempio autorizzato dalla Regione di Nichi Vendola. Prima di Natale il Consiglio di Stato ha dato il via libera ai cantieri, dopo il momentaneo stop del Tar di Lecce e una lunga battaglia di carte bollate. Ma ai pugliesi girano le pale.
La «Collina dei fanciulli e delle ninfe» si estende tra i Comuni di Giuggianello, Palmariggi e Minervino di Lecce nell’immediato entroterra di Otranto, patrimonio dell’Unesco. «Rocce sacre» per la gente del posto e per gli scienziati che studiano queste formazioni carsiche frutto di erosioni plurimillenarie. Dolmen e menhir tutt’altro che intoccabili secondo i giganti del business eolico. La Puglia è gia la seconda regione in Italia per massima potenza installata (1.291 MW a giugno 2011), con vanto del governatore che in due mandati ha puntato tutto o quasi sulle rinnovabili spesso forzando i vincoli paesaggistici. Così toccherebbe alla Stonehenge del Salento finire sotto le ruspe dell’energia «sostenibile», a parole.
A difesa del geosito è nata una rete con a capo la Provincia di Lecce, decine Comuni in rivolta, Italia Nostra - che ha inserito la collina nell’elenco dei parchi naturali a rischio cementificazione - le associazioni del Forum Ambiente e salute, Legambiente, Wwf e Sigea, Società italiana di geologia ambientale. Sulla questione è stata posta anche un’interrogazione parlamentare lo scorso aprile alla Camera. Un mese fa hanno scritto ai neo ministri Ornaghi e Clini. La protesta contro la giunta pugliese corre su Facebook, cosa che sta creando più di un problemino d’immagine su un mezzo molto caro a Nichi: la pagina del Coordinamento civico per la tutela del Territorio e della Salute del cittadino del Salento ha già superato quota 5mila sostenitori.
Gli attivisti denunciano la schizofrenia dell’amministrazione rossa che con una mano ha accarezzato la Collina dei fanciulli e delle ninfe annoverandola tra i beni culturali da tutelare grazie a una legge regionale del 2009, e con l’altra la schiaffeggia perché la vuole ricoperta di pale. Un luogo magico, ne scriveva già Ovidio e ancor prima nel II secolo a.C. il greco Nicandro. Invece la beffa è che nel 2012 finisce nel mirino dei blog... Nicastro, l’assessore all’Ambiente ed ex pm, uomo di Di Pietro in Puglia. Dal palco della Notte della Taranta a Melpignano, il compositore Ludovico Einaudi e i Sud Sound System hanno lanciato appelli sperando che Vendola si opponesse al progetto. Tutto inutile. Il «Fuso» e il «Letto della vecchia», grandi massi oggetto di una leggenda popolare su una strega che lì vi dimorava, l’enorme «piede d’Ercole», nonchè il Santuario di Montevergine con annessa cripta bizantina stanno per essere stuprati dalle venti torri-mostro.
D’altronde gli elementi naturali tormentano il poeta bucolico Vendola. Ci si è messa pure l’acqua del «suo» Acquedotto. Da paladino dell’«interesse pubblico» all’epoca del referendum, quando giurò che «nessuno può lucrare sul bene primario per eccellenza», il governatore Sel ha aumentato le tariffe e ora si vede costretto a rattoppare i buchi della rete con appalti per 142 milioni (provvisori). Un affare per molti e per qualcuno in particolare, come la Cons.coop, consorzio di cooperative con sede a Forlì e che aderisce a Legacoop, quelle «rosse» guarda caso, che s’è aggiudicato gare per 68 milioni. Acqua e vento, il meteo-Nichi porta tempesta.
giacomo.susca@ilgiornale.it