"Così l’ex Urss elimina i nemici"

«Sì, è vero, in un primo momento ero furioso con Scaramella, ma soltanto perché ho pensato, come Litvinenko, che lui fosse il killer di Sasha. Adesso so tutto, come lo sa la polizia e il governo britannico. L’assassinio di Litvinenko è stato preparato accuratamente e programmato allo scopo di far apparire Mario Scaramella come il killer, farne un mostro e così, oltre a far morire Litvinenko, distruggere la sua Commissione d'inchiesta con una ondata di infamie».

Andiamo per ordine. Chi ha ucciso Sasha Litvinenko?
«Se ne è occupata una squadra rimasta per due settimane all’hotel Millennium di Londra ad attendere che Scaramella atterrasse, prendesse il suo appuntamento con Sasha. Poi hanno fatto scattare il piano. Un piano tipico del Kgb, condotto da personale specializzato con passaporti falsi, nomi falsi, tutto falso, tranne la loro missione omicida e di intossicazione politica. Hanno sbagliato le dosi e Scaramella è stato riconosciuto come vittima, ma Sasha è morto e su di lei si è scatenato l'inferno».

Lei tuttavia in Italia è considerato oggi un fiancheggiatore di questa operazione, nel senso che ha dato un contributo determinante a linciare Scaramella con una micidiale intervista a Repubblica.
«Quell’intervista è stata molto forzata, mi facevano le domande e si davano anche le risposte, comunque sì, su Scaramella sono stato duro perché delle due l'una, a quel tempo: o era un agente del Kgb o un cretino. Così ho detto che è un cretino. Oggi so che è stato un ingenuo e una vittima predestinata e sono totalmente dalla sua parte».

Lei seguita a parlare del Kgb, ma il Kgb è scomparso da molti anni. Oggi i servizi russi hanno altre sigle, Fsb e Svr.
«Il Kgb è sempre lo stesso, quale che sia la targa sulla porta: uomini, mezzi, stile, brutalità. È il Kgb».

Torniamo a Scaramella, lei ha detto che ha cambiato idea su di lui.
«Il Kgb aveva deciso da tempo di liquidare Sasha Litvinenko. Lei ha conosciuto Sasha?».

No, ho preferito non conoscerlo perché era una fonte personale del consulente Mario Scaramella, non mia.
«Beh, peccato: se l’avesse conosciuto avrebbe saputo che era un uomo dolcissimo, un bravissimo ragazzo con un cuore d’oro, morto con cinque sterline in tasca e che adesso cercano di far passare per un criminale».

Sì, i giornali russi lo stanno riducendo in polpette anche da morto.
«Tutti portavoce del Kgb. Il Kgb è diventato ormai la più grande potenza editoriale: compera giornali in patria e all'estero, anche in Italia e li fa riempire di intossicazioni contro il mondo occidentale. E nessuno se ne accorge».

Oleg, lei mi ha scritto in una e-mail che La Repubblica, il giornale che l’ha intervistato con tanto clamore dando una botta mortale a Scaramella, faceva in qualche maniera il gioco del Kgb. Perché?
«Guardi Limarev: Eugeni Limarev è quello che apre le danze in tutta questa faccenda ed è un agente a contratto esterno del Kgb».

Limarev è colui che dà a Repubblica un’intervista che resta nel cassetto per quasi due anni ma esce il 26 novembre insieme ad una intervista «postuma» a Litvinenko. In quella intervista Limarev fa una serie di affermazioni infamanti e false anche sul mio conto che scatenano il fulmineo linciaggio su di me. Limarev, mentendo sapendo di mentire, afferma di avermi incontrato due volte a Napoli e a Roma e dice che io avrei guidato un grottesco servizio segreto parallelo.
«Così evidentemente gli hanno ordinato di fare, come gli hanno ordinato di intossicare Scaramella per collocarlo nella scena del delitto».

In che modo?
«Limarev aveva trasmesso a Mario queste e-mail in cui si parla di una lista di persone da uccidere fra cui lo stesso Litvinenko, lei, Mario Scaramella ed altri. E Scaramella non ha capito che era una trappola».

E perché Limarev ha fatto avere a Scaramella queste lettere?
«Lo abbiamo potuto ricostruire: Scaramella aveva già pianificato il suo viaggio a Londra per un suo impegno di lavoro. Un po’ prima di questa sua partenza viene sottoposto a un grande stato d’allarme e invitato, visto che va a Londra, ad incontrare Litvinenko per mostrargli le e-mail e chiedergli un’opinione».

E sarà esattamente quello che avverrà. Mario Scaramella mi aveva parlato di queste lettere ed era partito per Londra preoccupato, si sentiva in pericolo e aveva trasmesso anche a me questa sensazione di rischio possibile. Poi vide Litvinenko al Sushi Bar di Piccadilly Circus quel maledetto primo novembre e mi telefonò: le volevo dire, presidente, che ho mostrato quelle lettere di Limarev a Litvinenko e lui le ha considerate «pure shit», merda pura, non meritevoli di considerazione.
«Vede? Tutto era stato preparato in modo da condurre Mario Scaramella ad un incontro con Litvinenko, usando le lettere di Limarev come esca».

Lei oggi sa che cosa era successo al Millennium Hotel?
«Sì, oggi sappiamo tutto, momento per momento, parola per parola. La squadra dei killer del Kgb si era piazzata nell’hotel già da due settimane. Tre o quattro uomini e una donna. Sembrava una comitiva di allegri russi a Londra per affari. Uno degli uomini aveva in tasca lo speciale contenitore con delle pasticche di polonio, ed è stato quel contenitore e quelle compresse che hanno fatto saltare almeno per metà il piano, perché hanno sbagliato la dose, o forse rovesciato le pillole, insomma è successo un disastro, ma nel piano originario l'avvelenamento doveva essere leggero e mortale».

Scaramella mi ha ricordato che all'inizio si parlò di Tallio e non di polonio, e il Tallio è un comune topicida.
«Sì, hanno combinato un disastro. Ma il piano almeno per metà ha funzionato, anche nei suoi effetti mediatici e politici».

Torniamo all'Hotel Millennium.
«Sì. Prima di tutto questi russi hanno stabilito un rapporto di cordialità con Litvinenko. Quando hanno saputo che Sasha aveva il suo appuntamento con Scaramella, hanno agito secondo i piani: erano a tavola, era l’ora del lunch, e hanno invitato Sasha a sedersi con loro e bere qualcosa».

Ma Sasha non doveva pranzare nell’hotel.
«Infatti. Lui era al bar, in piedi. E allora quelli lo hanno chiamato dicendo: su, vieni Sasha, bevi con noi, bevi un bicchiere... Litvinenko dice no, devo ancora pranzare, ho un appuntamento, grazie. Allora dicono: ma come! Un russo che non beve con dei compatrioti russi? Lo sai che potremmo offenderci? Portati la tua tazza di tè e bevi con noi, che stiamo per partire. Così Sasha accetta, si porta la tazza di tè e l’avvelenatore fa scivolare una pastiglia nel suo tè. Sasha beve, loro lo salutano, lui esce e va a Piccadilly Circus a incontrare Mario Scaramella. Là succede quello che sappiamo. Sasha e Mario poi escono e si separano, e Sasha va negli uffici di Berezovski per fare delle fotocopie delle lettere che gli ha portato Scaramella. Poi torna in albergo e trova un gran trambusto».

Che cosa era successo?
«Che alcuni dipendenti dell’albergo si erano sentiti molto male, ci sono le ambulanze. Più tardi Sasha capisce di essere stato avvelenato e pensa al Sushi Bar, pensa a Mario Scaramella, l’ultima persona che ha visto prima di essere colto dai sintomi, e lancia la sua accusa contro Scaramella».

A questo punto i riflettori di tutto il mondo si accendono: avvelenato un esule russo a Londra, che accusa un oscuro personaggio italiano con lui al tavolo di un Sushi bar. Così il nome e la faccia di Scaramella irrompono su tutti i teleschermi del mondo e i quintali di immondizia prefabbricata viene messa nel ventilatore. L’ondata di fango investe non soltanto Scaramella, ma me, il torbido presidente della Commissione Mitrokhin che si è servito di Scaramella e dunque i lavori della commissione stessa, sprezzantemente subito diventati un cumulo di menzogne, di luridume raccolto da una compagnia di mestatori. A questo punto, dal cilindro di Repubblica esce l'intervista stagionata di Limarev che mi descrive come un fabbricatore di dossier.
«Capisce? Questo è il Kgb».

Signor Gordievsky, la sua intervista a Repubblica ha provocato un enorme scalpore ed è stata considerata un colpo di grazia a Scaramella e, indirettamente, alla Commissione Mitrokhin. Che mi può dire di quell’intervista che io le ho poi girato tradotta in inglese?
«Che è stata forzata oltre ogni limite. Io ho detto, è vero, che Scaramella è stato assolutamente incapace di capire quello che gli stava succedendo, ma come vittima. E poi ho detto, vero anche questo, che Scaramella era piuttosto soffocante con le sue domande sulla relazione fra Prodi e il Kgb».

Di cui lei non sa nulla?
«Io parlo soltanto delle cose di cui ho conoscenza diretta. Io non scagiono Prodi, io non accuso Prodi. Io non parlo mai per sentito dire. Certo è che Mario Scaramella tornava alla carica ogni volta che poteva sulla questione Prodi e questo era fastidioso perché non avevo nulla da dire».

La sua intervista ha fatto scalpore perché le viene attribuito un massacrante attacco a Scaramella che lei definisce un caso psichiatrico. E queste sono opinioni. Ma in quell’intervista lei racconta di un incontro fra lei, Scaramella e Litvinenko in cui quest’ultimo riferisce ciò che gli disse Anatolij Trofimov, il generale suo capo che era stato assassinato, e cioè che l’Italia è sempre stata la culla del Kgb e che lì Romano Prodi è «il nostro uomo». Lei pensa che Litvinenko abbia dato questa versione per denaro?
«Litvinenko era un uomo assolutamente onesto, poverissimo e non si è mai venduto a nessuno».

Lei pensa che quel che ha scritto Repubblica in questa vicenda sia autentico e corretto?
«Il Kgb coltiva molti rapporti con i giornali occidentali: è una gigantesca impresa editoriale, oltre che una fabbricazione di tutti i falsi possibili. Mi sembra che il ruolo di Limarev spieghi del resto tutto molto bene e dunque ciascuno può giudicare da solo il modo in cui le sue direttive provenienti dal Kgb sono state usate».

Ricapitolando: le direttive del Kgb portate da Limarev a Repubblica hanno fatto di me un mostro. Le direttive del Kgb portate da Limarev a Scaramella hanno permesso l’assassinio di Litvinenko secondo un piano che doveva fornire anche l’assassino, e cioè Scaramella.
«Io sono esterrefatto ed indignato per il “charachter assassination” cui è sottoposto da morto Litvinenko e credo che Arina Litvinenko dovrebbe promuovere delle azioni legali sulle menzogne che il Kgb ha fatto scrivere in Italia sul conto del marito».

Signor Gordievsky, lei mi ha scritto per mail: «Mario Scaramella era assolutamente innocente e io non lo odio affatto. Vedo la sua debolezza e mi aveva colpito il modo nervoso con cui si era presentato a Sasha, ma adesso tutto è finito perché la polizia ed io ormai sappiamo perfettamente chi ha avvelenato Litvinenko”. Lei conferma che le sue perplessità su Scaramella qui cominciano e qui finiscono?
«Sì, il resto dell'intervista è stata una vera montatura, un gonfiaggio: mi facevano le domande e mi davano anche le risposte».

Quali sono i suoi rapporti attuali con Scaramella?
«Lo sto aspettando questo pomeriggio a casa mia perché lo voglio presentare a delle persone del mondo dell’informazione al livello più alto. In Italia non ho modo di intervenire a suo favore, ma almeno qui nel Regno Unito posso fare qualcosa e la faccio molto volentieri».

Lei è al corrente del fatto che Limarev ha fatto sapere in tempi recenti a Scaramella che un dossier personale su di me è stato fabbricato a Mosca per farmi apparire connesso con le peggiori turpitudini di immaginari servizi segreti deviati, fino a mettermi in relazione con il rapimento di Abu Omar?
«E lei lo ha denunciato pubblicamente?».

Sì, l’ho scritto e fatto pubblicare nella mia smentita a Repubblica e allora quel giornale ha chiesto a Limarev se ne sapesse qualcosa e lui ha risposto positivamente, che era proprio così. A che gioco gioca costui?
«Limarev è un contrattista free lance. Si fa pagare, commercia in informazioni, fabbricazioni, recapiti. È un vero campione del Kgb e quel che può combinare in tandem con la stampa controllata dal Kgb è tanto micidiale quanto imprevedibile».

Grazie signor Gordievsky, la verrò a trovare presto.
«Conosco un fantastico ristorante italiano, adoro la cucina italiana».
Lascerei perdere i ristoranti e anche le tazze di tè, caro Oleg.