«Così le pandemie colpiscono ciclicamente»

da New York

L'influenza aviaria inizia a preoccupare governi e compagnie private. La notizia diffusa ieri circa un possibile contagio in Belgio lascia intendere come l'allarme sia tutt'altro che passato e che l'ipotesi di una pandemia non è affatto da scartare tout court. Perché se da un lato è vero che non tutti i ceppi della cosiddetta «bird flu» sono mortali, è altrettanto vero che il pericolo del virus è dato dalla sua capacità di mutazione e dunque di resistenza ai vaccini che potrebbero essere creati. Checchè se ne dica, infatti, attualmente non esiste un vaccino in grado di debellare completamente l'H5N1. In questi ultimi mesi le grandi banche, gli enti pubblici governativi e le organizzazioni internazionali hanno analizzato le possibili implicazioni economiche e finanziarie, oltre che, ovviamente, sociali, di una potenziale pandemia di influenza aviaria. Un recente studio del Cbo (Congressional Budget Office) negli Usa offre alcune stime interessanti. Nel rapporto sono riportate le variazioni settoriali della domanda negli Usa stimate sotto due potenziali scenari - uno lieve e un altro grave - di influenza aviaria pandemica (ovvero in grado di trasmettersi facilmente da persona a persona, diversamente dalla situazione attuale in cui il virus, nelle persone affette, viene contratto dagli animali). Si tratta di stime che tentano di dare una risposta alla prima delle incertezze associate ad un simile evento, ovvero la quantificazione delle conseguenze. La seconda dimensione di incertezza, altrettanto e forse ancor più importante della prima, è relativa alle probabilità dell'evento stesso.
«Il Cbo indica questa probabilità al 3-4% in ogni dato anno, sottolineando al contempo che le pandemie sono imprevedibili - spiega Luca Battaglini analista del San Paolo Imi autore dello studio «Gli effetti di una potenziale influenza pandemica aviaria» - in effetti, quest'ultima affermazione deriva dall'applicazione del calcolo delle probabilità al caso in questione. Se è vero che in ogni anno la possibilità di pandemia è una data costante, si può stimare la probabilità che la pandemia si verifichi entro un certo numero di anni, ma niente di più». «Nel secolo scorso si sono verificate tre pandemie globali, di diversa gravità, nel 1918, 1957 e 1968 - prosegue Battaglini - come si vede la distanza tra la seconda e la terza è stata di circa 40 anni, mentre quella tra la terza e la seconda è di soli 10 anni. Inoltre, la gravità dell'influenza è stata molto diversa nei tre casi (prima dimensione di incertezza), con un numero di vittime nel mondo stimato, rispettivamente, a 40 milioni, 1-4 milioni e 1 milione. Applicando una probabilità annua di pandemia del 3% ne deriva una probabilità cumulata di circa il 70% che essa si verifichi entro 40 anni. Ciò può indurre preoccupazione visto che l'ultimo episodio (1968) risale a poco meno di 40 anni fa (la Sars non rientra tra le pandemie influenzali)».