Così si infanga la nostra civiltà

Il drappellone del Palio di domani è stato dipinto dal musulmano alì Hasson. Gli organizzatori della festa hanno dimostrato una vera e
propria forma di disprezzo per San
Giorgio

La fantasia eresiarca dei nostri amministratori non conosce limiti. È vero, il palio di Siena non ispira, almeno oggi, nessuna spiritualità; ma da qui a consegnarne il simbolo, lo stendardo con la figura di un Santo, alle mani di un fedele di un'altra religione, si passa dall'eventuale devozione che gli organizzatori della festa evidentemente non possiedono, a una vera e propria forma di disprezzo. Disprezzo per i Santi in generale e per San Giorgio in particolare.
Il disprezzo per i Santi, per le immagini dei Santi, è stato sempre considerato una forma di eresia nella Chiesa cattolica: la battaglia per il diritto alla «raffigurazione» dei temi e dei personaggi sacri è stata probabilmente la battaglia più grave, e quella più significativa, nella storia del cristianesimo d'Occidente. Una battaglia che ha segnato la differenza fra la spiritualità orientale e quella occidentale. Probabilmente i cristiani attuali non se ne rendono conto: il ricordo della guerra iconoclastica fa parte di vaghe nozioni scolastiche che soltanto oggi, con la presenza dell'islamismo, diventano pressanti. Eppure l'iconoclastia è stata ispirata nella Chiesa d'Oriente soprattutto dal peso del divieto dell'Antico Testamento per le raffigurazioni, presente nei numerosi cristiani giudaizzanti e dal rinnovarsi della sua forza attraverso le severe norme del Corano in proposito. La «rappresentazione» in qualsiasi forma, infatti, è vietata a causa del timore che i credenti possano crearsi in questo modo degli idoli da adorare. Il cristianesimo, però, nato nello spirito della salvezza e della libertà portato da Gesù, non ha avuto timore di nulla, e si è anzi abbandonato con gioia alla Bellezza attraverso tutte le arti, una bellezza cui l'Italia con i suoi artisti ha dato il massimo contributo.
Dunque, l'abbiamo detto: un fedele musulmano, non soltanto non ha «Santi» da pregare perché anzi gli è vietato credervi, ma non può né creare, né toccare, tanto meno pregare un'immagine. Se il pittore musulmano cui è stato affidato l'incarico, ha potuto dipingere lo stendardo con l'immagine di San Giorgio, è perché si tratta di un'altra religione, del personaggio di un'altra religione, quella in cui non crede e che pertanto non gli crea problemi di infedeltà. I problemi non sono suoi, sono nostri. Che cosa vogliono gli amministratori cittadini, amministratori della mistica Siena? Che ci si riduca a prendere in giro la nostra stessa religione? Che si sbeffeggi, ponendogli sulla testa il simbolo di un'altra religione, un Santo? Un Santo cui tutto il medioevo è stato devotissimo perché ha combattuto per la sua fede e ha sconfitto il nemico? Lo sanno, gli organizzatori del Palio, che è stato Gesù a liberare i suoi discepoli (anche le donne e io che sono una donna non me lo dimentico) dall'obbligo di portare sempre la testa coperta? A esortarli alla libertà, alla confidenza, ad alzare gli occhi, la fronte verso Dio, invece che sbatterla in terra? Se vogliono offenderci per far piacere ai musulmani, lo dicano chiaramente perché noi tutti, credenti e non credenti, ne chiediamo le dimissioni. Non è lecito (come recita perfino la legislazione della laicissima Unione europea) offendere nessuna religione, a prescindere dal fatto che vi si creda oppure no. E perché dunque la nostra?
Ma qui ritengo che si intraveda una strada pericolosa oltre che vile: quella che da pseudo scherzo iniziale diventerà a poco a poco una forma di sincretismo e infine l'islamizzazione del cristianesimo. Cosa ci vuole a cominciare a dipingere segni e simboli musulmani, a cominciare dai berretti, sugli innumerevoli quadri di Santi che possiede l'Italia?