«Così svilupperemo i test genetici»

Da due fronti Andrea Ballabio, direttore scientifico di Telethon e dell'Istituto di medicina e genetica di Napoli, si aspetta grossi passi avanti nel prossimo futuro: la prevenzione delle malattie attraverso «un'esplosione dei test genetici» e la cura attraverso la terapia genica.
Quali novità ci possiamo ragionevolmente aspettare sul fronte della prevenzione?
«Oggi sono un migliaio i test genetici disponibili, ancora pochi e utilizzati in casi specifici, collegati a precise patologie. Nei prossimi 5-10 anni, mi aspetto un'esplosione dei test genetici e questo grazie agli enormi passi in avanti che sta facendo la tecnologia. Dovremmo essere in grado di fare l'analisi del patrimonio genetico di tutti gli individui, quasi fosse l'analisi del sangue, in modo da poter individuare eventuali predisposizioni e quindi prevenire la malattia ancor prima che sorgano i sintomi».
Ci sono grosse aspettative dalla terapia genica, ma finora è stata impiegata nella pratica solo in casi molto rari...
«L'idea è semplice: rimpiazzare il gene che non funziona con uno sano, utilizzando come vettore un virus infettivo, ma non patogeno. Facile a dirsi, molto meno da mettere in pratica. Ci siamo riusciti, per esempio, con un gruppo di bambini affetti da una grave forma di immunodeficienza congenita che, curati al San Raffaele di Milano, con la terapia genica, sono guariti. A Napoli abbiamo ottenuto risultati incoraggianti nel trattare una forma di cecità congenita. Ci sono ragionevoli aspettative dalla terapia genica di alcune malattie del sangue.
Altro fronte della cura è legato all'utilizzo di cellule staminali...
«Finora abbiamo impiegato quelle adulte per riparare i tessuti danneggiati, per esempio, nella distrofia muscolare. Oggi siamo concentrati nel verificare l'ultima scoperta fatta non più tardi di un mese e mezzo fa e che potrebbe risolvere tutti i problemi etici connessi all'impiego di cellule staminali embrionali. I giapponesi sono riusciti ad ottenere delle cellule bambine inserendo quattro particolari geni in un tessuto adulto. Potrebbe essere un'arma eccezionale per trattare, per esempio, le degenerazioni della retina alla base di moltissime forme di cecità.