Cossiga reo confesso: "Aiutai la Sciarelli e Bianca Berlinguer"

Il presidente Cossiga ironizza sulle raccomandazioni alla tv pubblica dopo l’iniziativa della procura di Napoli nei confronti di Berlusconi e annuncia che domani si autodenuncerà. Le smentite delle due giornaliste coinvolte. "I miei interventi furono chiesti
da loro: una voleva l’aumento,
l’altra una posizione più eminente&quot;<br />

Presidente Cossiga, è vero che si autodenuncerà per aver commesso fatti analoghi a quelli imputati dalla procura di Napoli a Silvio Berlusconi per la famosa telefonata con Agostino Saccà?
«Certamente, lo farò lunedì, presso la stazione dei carabinieri territorialmente competente».
Qual è il motivo di questo gesto?
«L’illuminazione mi è venuta dopo la richiesta di rinvio a giudizio per Berlusconi per il quale non ho mai votato ma che è mio amico personale. Berlusconi è senza dubbio il maggior perseguitato giudiziario della storia d’Italia, quasi a pari punti con Giulio Andreotti. Ci dimentichiamo troppo spesso che in questo Paese hanno condannato Andreotti in prima istanza per collusione con la mafia e come mandante dell’omicidio di quel famoso giornalista di Op. E a muoversi è sempre il pacchetto di mischia di Palermo e Perugia».
Lei si autodenuncia come «raccomandatore-confesso». A favore di chi spese la sua influenza?
«Dopo la vittoria del centrosinistra intervenni a favore di Donna Bianca Berlinguer, ovvero di mia nipote, perché le fosse assicurata una posizione di maggior rilievo nel Tg3, e della signora Federica Sciarelli, già peraltro premiata con l’affidamento della conduzione della brillante trasmissione “Chi l’ha visto?”. E ciò al fine di rafforzare la sua influenza nella Rai».
Federica Sciarelli le manda a dire che lei, in Rai, è entrata per concorso.
«Guardi che è tutto vero quello che dico, non me lo sto certo inventando! Non ho raccomandato per l’assunzione Federica Sciarelli perché lei era dipendente del Senato e poi ha vinto una borsa di studio e siccome è brava è passata in Rai. Comunque non rispondo alla signora Sciarelli perché non voglio vedermi notificato un avviso di garanzia da parte di qualche sostituto procuratore della Repubblica di Potenza».
Bianca Berlinguer nega di aver mai richiesto il suo intervento. E la prega di astenersi per il futuro da simili raccomandazioni.
«Da sardo pronipote di un pastore e di un aristocratico della piccola nobiltà giacobina sarda non posso permettermi di replicare a una ragazza, anzi a una già ragazza, dell’aristocrazia sardo-catalana. Comunque Donna Bianca può stare tranquilla: con il cognome che porta non avrà alcun problema né danno. Anzi se torna Berlusconi la promuoverà subito e, anche se non ce n’è bisogno, sarò io stesso a richiederlo».
Ma questi interventi da chi le furono sollecitati?
«Ma da loro due in persona! La signora Sciarelli venne a chiedere che intervenissi sul capo del personale affinché le fosse aumentato lo stipendio. Donna Bianca Berlinguer venne a chiedere una posizione più eminente».
Il suo intervento andò a buon fine?
«Le raccomandazioni a favore di Donna Bianca Berlinguer non partorirono alcun risultato positivo. Quelle a favore della signora Sciarelli ebbero sul piano economico un risultato largamente positivo».
Perché a distanza di anni ha tirato fuori questa vicenda?
«Venerdì ho sentito Donna Bianca condurre una trasmissione di insulti su Mastella con la consueta faziosità e mi è tornata in mente questa vicenda».
Non le dà fastidio essere etichettato come «raccomandatore»?
«Ascoltai personalmente l’omelia di un cardinale che definiva le raccomandazioni un atto di carità cristiana. D’altra parte le segnalazioni sono un istituto mondiale. Erano la prassi nella burocrazia britannica. Così come a West Point si entra soltanto dietro segnalazione dei senatori dei diversi Stati della Confederazione».
Non ha mai fatto mea culpa per qualche raccomandazione concessa alla persona sbagliata?
«Ma no. E poi nelle campagne elettorali tutti usano le raccomandazioni. D’altra parte mi sa dire uno che in Rai non sia raccomandato? Io non ne conosco».
Ci faccia il nome di un altro suo raccomandato illustre.
«Be’, ad esempio il mio amico Giuseppe Fiori che poi ha scritto libri bellissimi anche su Enrico Berlinguer. Fui io a farlo assumere alla Rai di Cagliari e poi a farlo trasferire a Roma».
Lei parla apertamente di raccomandazioni. Perché ancora oggi c’è questo velo di ipocrisia sulle vicende Rai e nessuno dei suoi colleghi riesce ad ammettere ciò che è sotto gli occhi di tutti?
«Perché per fare politica, saper dire bugie non è necessario ma è utile. Anzi essere ipocriti è utile. Basta pensare a Rosy Bindi che va alla dimostrazione a favore del Papa. Ma come! Una cattolica adulta e una cattolica democratica che si è schierata contro le Dichiarazioni teologiche della Congregazione della Dottrina della Fede emanate da Ratzinger, e contro le direttive della Conferenza episcopale italiana partecipando al coro dei detrattori del cardinal Ruini va a dimostrare la sua solidarietà a un Papa di cui non condivide l’insegnamento?».