Costa Concordia, il varo a Civitavecchia dà lezioni ai genovesi

Isabella De Martini

Che c’entra Plinio il Vecchio (ma anche il Giovane) con Pier Luigi Foschi e con la nuova nata di Costa Crociere? C’entra, eccome, perché la nuova, stupenda nave Ammiraglia della flotta è stata «battezzata» ieri sera a Civitavecchia: il porto della nuova e dell’antica Roma. Fu proprio il genio di Plinio, infatti, a voler trasferire il porto di Roma (che si stava «interrando» per un gioco di correnti) più a nord, in una zona dai fondali meno «a rischio». La scelta fu il primo esempio di «intermodalità», in quanto Civitavecchia era in grado di garantire da un lato fondali rocciosi e profondi, dall’altro la vicinanza con la maggiore strada di comunicazione del territorio (la via Aurelia) e possedeva, inoltre, ampi spazi nel «retroporto», tali da consentire la «lavorazione» delle merci, prima di raggiungere la loro destinazione finale: Roma o le altre città dell’Impero.
Tutto questo avveniva nel I secolo dopo Cristo! Poi un lungo periodo di oblio e oggi, grazie ad amministratori del calibro di Giovanni Moscherini (prima presidente e oggi commissario dell’Autorità Portuale), di imprenditori come Mickey Arison (proprietario di Carnival) e di manager come Pier Luigi Foschi (Presidente e amministyratore delegato di Costa), Civitavecchia è tornata agli antichi fasti e ha raggiunto il primato italiano nel settore crociere, ma non solo: si candida a essere, grazie all’accordo raggiunto con i maggiori armatori mondiali, il primo scalo del Mediterraneo. Che dire? Un «mare» di complimenti a «Costa Crociere» e a Moscherini, ma anche una richiesta urgentissima al presidente del Porto di Genova, Giovanni Novi, e agli altri amministratori Genovesi: (...)
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