Costa scarica su Schettino "L'inchino? Decise da solo"

La posizione di Francesco Schettino e della Costa si aggrava. L'armatore nega ogni responsabilità sull'inchino. La scatola nera era in funzione. Identificate altre 3 vittime

La posizione di Francesco Schettino e della Costa si aggrava. Con le intercettazioni emerse nella giornata di ieri, nelle quali il comandante della Concordia ammetteva di avere lasciato la nave, quando questa aveva iniziato a inclinarsi, si aggiungono nuove prove su quanto accaduto la notte del naufragio. Ad aggiungersi al contenuto delle telefonate intercettate, anche gli interrogatori degli ufficiali e del personale di bordo.

Ma non è soltanto il comandante ad essere al centro della polemica. Sia Schettino che altri ufficiali della nave da crociera concordano su un punto: l'inchino all'isola del Giglio non è stata una decisione presa a cuor leggero dal capitano, ma una manovra decisa ai piani alti, dall'armatore. Una scelta pubblicitaria della Costa. Ed è proprio su questo particolare che ha intenzione di puntare la difesa di Schettino. Su una decisione subita.

Ma le questioni alle quali dare una risposta sul disastro della Concordia sono tante. C'è per esempio il mancato funzionamento delle paratie della nave, che avrebbero dovuto farla affondare in posizione "più stabile", agevolando i soccorsi. C'è anche la stessa organizzazione dell'evacuazione. E c'è la scatola nera della nave, quella che, a sentire quanto emerso in un primo momento, non funzionava da quindici giorni. Il procuratore generale Deidda lunedì scorso aveva puntato il dito contro le "incredibili leggerezze compiute" dalla Costa Crociere, ritenuta "garante e responsabile". E quindi coinvolta direttamente.

E ora spunta un nuovo particolare. E riguarda appunto la scatola nera. Quella scatola nera di cui Schettino aveva parlato nel suo interrogatorio di garanzia. Quella che, secondo lui, non funzionava, Che quindi non avrebbe registrato le conversazioni avvenute in plancia. Tutto falso. La scatola andava. A non funzionare era soltanto il back-up del sistema vdr. Il malfunzionamento non avrebbe però danneggiato la registrazione di bordo. Il prossimo 3 marzo, nel tratro Moderno di Grosseto, si svolgerà l'incidente probatorio sulla scatola nera.

Intanto sono state identificate altre tre vittime del naufragio. Si tratta di tre cittadini tedeschi: Egon Hoer, Joseph Werp e Horst Galle. Restono ancora senza nome tre dei 16 cadaveri recuperati, mentre si cercano ancora i 19 dispersi. I defunti e i dispersi saranno rappresentati dai loro familiari. Gli indagati al momento sono il comandante della Concordia, Francesco Schettino e il suo vice, il primo ufficiale Ciro Ambrosio. Parti offese - oltre ai passeggeri - saranno anche Costa Crociere e il Codacons.

Con le indagini che proseguono, Francesco Compagna, il legale che rappresenta i passeggeri della Costa Concordia torna sulle responsabilità di Schettino e della compagnia, chiedendosi "quali siano i criteri di selezione e se durante la sua esperienza sulla Costa Concordia fossero emersi segnali sui comportamenti" del comandante. E per quanto riguarda "gli inchini" il dubbio rimane: "Si potrebbe delineare il tasso di consapevolezza della Costa Crociere. Quello che per ora è accertato è che non è la prima volta che venivano eseguite manovre pericolose". Di tutt'altro avviso la compagnia che ha sottolineato ancora una volta che l'inchino "non era stato autorizzato" e che Schettino "decise autonomamente". A dirlo l'ad, Pierluigi Foschi, nel corso della seduta della commisione Lavori pubblici del Senato. Sempre lui a sottolineare che "avvicinarsi a terra non è una pratica vietata dalle leggi", né "una pratica non rischiosa se si seguono i protocolli", ma certo "non si fa navigando alla velocità di 16 nodi in quelle condizioni".