Costi bancari raddoppiati dal ’96

Rincari eccezionali anche per le polizze auto: più 137,75. Sugli aumenti pesano anche le politiche fiscali: più 80% le sigarette, più 62% la benzina

da Roma

Su base annua l’inflazione corre al 3,8%, come nel 1996. Ma di quanto sono cresciuti i prezzi negli ultimi 12 anni? Per scoprirlo si devono incrociare gli indici generali dell’Istat del 1996 con quelli di quest’anno. E le sorprese non mancano.
Con un filo conduttore di fondo. Gli aumenti maggiori degli ultimi 12 anni (a parte banche ed assicurazioni) sono tutti dovuti alle politiche fiscali seguite dai diversi governi.
Si scopre così che le sigarette sono cresciute dell’80%, la benzina del 62%, il gasolio dell’82,6%; ma anche la raccolta dei rifiuti urbani (il cui prezzo è legato a tariffe comunali) è salita del 65,8%.
La palma dei rincari maggiori, però, va proprio ai servizi offerti da banche ed assicurazioni (e su questi prezzi la mano del fisco c’entra ma fino ad un certo punto). I servizi assicurativi sono più che raddoppiati rispetto ai valori del 1996. Per l’esattezza sono cresciuti del 135,3%. Peggio è andata per le polizze auto, salite (sempre rispetto a dodici anni fa) del 137,7%. Sfiorano, invece, il raddoppio pieno anche i prezzi pagati per i servizi bancari: cresciuti del 97,7%.
In compenso, superano abbondantemente il raddoppio dei prezzi i prodotti d’oreficeria, aumentati in dodici anni del 115%. Ma alla base del rincaro va considerato l’andamento del prezzo della materia prima (l’oro) cresciuto ininterrottamente, dalla prima Guerra del Golfo in avanti.
Sorprende, invece, l’andamento delle spese per l’istruzione. Quella secondaria - dicono le tabelle dell’Istat - è aumentata del 102,1%. Insomma, mandare un figlio alle medie ed al liceo costa più del doppio rispetto al 1996. Cresce meno, la metà, la spesa per l’Università, salita in questi 12 anni del 51%.
E veniamo ai mezzi di trasporto. Quello più economico si conferma la bicicletta. Il prezzo delle due ruote è quello che cresce di meno rispetto a tutti: appena del 18%. Ancora più rallentata è la dinamica dei prezzi degli pneumatici, saliti dell’11% in dodici anni. Sorprende anche il minimo aumento (si fa per dire) delle imbarcazioni, cresciute «solo» del 24,8%. Mentre non sorprende il rincaro delle tariffe dei taxi, salite in 12 anni del 46%.
Gli indici Istat, poi, smentiscono il luogo comune «che tutto aumenta». Ci sono voci che sono diminuite. Per esempio quelle per la comunicazione (meno 30%), per l’acquisto di telefoni (meno 62%) e di macchine fotografiche (meno 34%).
In discesa del 5% anche i prezzi dei medicinali. In salita, invece, i compensi dei medici, cresciuti del 43,8%, rispetto al 1996; e dei dentisti, la cui parcella è aumentata del 38,6%: meno, quindi, rispetto a quella dei medici generici.
E comunque decisamente più bassa del ritocco del listino praticato da ciabattini e rammendatrici. Rifare le scarpe oggi costa il 47% in più rispetto a dodici anni fa; fare un orlo ai pantaloni, il 41%. Comprarli nuovi, invece, costa il 31% in più.
Ed ora, gli alimentari. Un chilo di pane costa il 50% esatto più che nel 1996. Nonostante le fiammate di prezzo degli ultimi mesi, un chilo di pasta è cresciuto del 37% rispetto ai listini del ’96. Così come la carne bovina è lievitata del 29%; il pollame del 40%, il pesce del 42%, il latte del 37%.
In linea con questo menù, il vino, salito del 38%. Il prodotto alimentare che è cresciuto ad una velocità doppia rispetto agli altri generi alimentari, sono le patate, salite del 67%. Complice, forse, la diffusione dei fast-food. Un pranzo al ristorante è salito del 45,1%; una notte in albergo del 61%.