Costruiamo il nostro futuro

(...) conquistano giorno per giorno, si ereditano con l'attenzione e la fatica, si trasmettono con amore: questi valori sono quello che i Liguri dovrebbero ancor oggi cercare e trasmettere.
Non serve a nulla cercare la propria identità nella preistoria, sotto la luce fredda della genetica e dell'antropologia, magari confondendo identità con razza, come ha inteso scrivere qualcuno ospitato sul tuo giornale, pericoloso ed ambiguo mostro che ha già prodotto devastanti danni.
E questo percorso abbaglia anche chi vuole dimostrare l'inesistenza di un sentimento di «patria» o «nazione» ligure, negandone l'esistenza solo su basi etniche, cortocircuito fulminante e fuorviante contraddetto dalla semplice constatazione dell'esistenza di una lingua ligure comune ad un territorio, un «logos», facilmente verificabile ancor oggi con la semplice esperienza di un viaggio nell'area della ligusticità.
Più semplicemente la nostra identità è formata dalla tradizione, dalla somma di quegli avvenimenti antichi e recenti che formano la storia, la cultura e la civiltà che i nostri padri (di ogni diversa origine, capacità esperienza), hanno costruito in uno stesso luogo, riconoscibile e riconosciuto, carico di simboli, valori, lingua, consuetudini comuni, un luogo ed una civiltà che abbiamo il dovere di trasferire ai figli.
L'identità dei liguri quindi esiste ed è ben viva.
L'esperienza fatta ormai da anni incontrando, anche grazie alla mia carica, tanta gente della nostra terra, mi ha fatto capire come la gran parte sente il bisogno di conoscere meglio le proprie radici, quel sistema di valori e civiltà che, se ben conosciuto e assimilato, crea le basi per essere coscienti e responsabili dell'onore di poter partecipare ad una identità, ad un luogo ben definito, che possiede una tradizione di grandezza riconosciuto pubblicamente.
E chiedono che questo patrimonio non vada disperso, debba essere trasmesso ai figli, proprio in un momento in cui usciamo dal secolo delle rivoluzioni dove masse di figli hanno ucciso i padri alla ricerca di una nuova società senza radici, ed oggi questi figli divenuti padri non riescono più a costruire un futuro per i propri figli, educati solo su «no» - anzichè sullo sviluppo di una continuità di civiltà, di valori, di legami con la propria storia e cultura.
Proprio su questa esperienza stiamo organizzando un grande evento nella prossima primavera, ma diamo appuntamento in altra sede.
Mi permetto di chiudere con una citazione da Simone Weil (per eventuali disattenti lettori nota come libertaria, socialista e rivoluzionaria) «L'opposizione tra passato e avvenire è assurda. Il futuro non ci porta nulla, non ci dà nulla; siamo noi che, per costruirlo, dobbiamo dargli tutto, persino la nostra vita. Ma per dare bisogna possedere, e noi non possediamo altra vita, altra linfa, che i tesori ereditati dal passato e digeriti, assimilati, ricreati da noi».
Diamoci quindi da fare, l'identità dei liguri esiste e sulla base di questi «tesori ereditati» possiamo costruire i progetti di un avvenire che ci faccia uscire da un declino economico che ha le proprie radici anche nel rifiuto della propria cultura e tradizione. Non importa se la nostra identità la chiamiamo «nazione», «patria» o terra dei liguri, l'importante è uscire da Troia in fiamme non salvando solo se stessi (atto di egoismo o di stupidità che confina con il «maniman») ma portando con sé, con fatica ed amore, il padre ed il figlio; e ricordiamo che nelle mani del padre restano strette le devozioni degli antenati.
*Presidente
de "A Compagna
di Zeneixi"