Credito: 1 italiano su 3 vittima di frodi

La ricerca: i cittadini temono l'abuso dei dati personali. Il 38% colpito da truffe, ma solo l'8% sono effettuate via Internet. Paura del furto d'identità

Milano - I cittadini italiani sono insicuri, hanno paura di subire truffe e frodi correlate all’abuso dei propri dati personali che si verificano non tanto su Internet quanto nel mondo reale, contrariamente alla percezione più comune del problema. È lo scenario tracciato da una ricerca, condotta dal Centro ricerche e studi su sicurezza e criminalità e commissionata da Cpp Italia, multinazionale specializzata nella protezione delle carte di pagamento, e da Crif, società che grazie alla gestione del principale sistema di informazioni creditizie offre ai consumatori servizi di protezione dei dati personali. Il 90% degli intervistati teme di subire le frodi legate al furto di dati personali, mentre secondo il 74%, il fenomeno delle frodi d’identità è destinato ad aumentare nel prossimo futuro.

Il 38% vittima di frodi L’alto tasso di vittimizzazione è uno dei fattori che sembra condizionare maggiormente il senso di insicurezza: infatti, il 38% è stato direttamente o indirettamente vittima di questo tipo di frode, avendo subito la clonazione di una carta di pagamento (54%) o avendo scoperto l’utilizzo fraudolento dei propri dati personali per acquistare beni o ottenere servizi a proprio nome.

Furto d'identità Gli italiani si dichiarano attenti ma le abitudini e il modo in cui gestiscono e proteggono i dati personali sono spesso superficiali e inadatti a prevenire il rischio di subire un furto di identità. A questa situazione si aggiunge l’erronea convinzione che la «minaccia» provenga principalmente da Internet come luogo dove si possono facilmente reperire e riutilizzare i dati altrui. Così pure gli intervistati, fra Milano, Roma, Padova e Napoli, ritengono largamente inadeguata l’informazione sul fenomeno del furto di identità perché troppo focalizzata sul racconto dei singoli casi di cronaca e poco attenta alla sensibilizzazione e all’educazione dei cittadini.

Niente acquisti via Internet Per l’86% degli intervistati, poi, la prudenza equivale soprattutto nel non fare acquisti via Internet e/o tramite altri canali di vendita a distanza, oppure farlo solo occasionalmente. Con minore apprensione e con maggiore frequenza, invece, i dati personali vengono utilizzati per compilare moduli cartacei ed effettuare registrazioni a siti web o vengono comunicati via e-mail. Di contro, però, solo il solo il 40% ha «installato sul PC programmi di protezione (antivirus, firewall..)». Il 64% degli intervistati non usa i servizi delle banche on line (Internet banking) e, pertanto, non controlla in tempo reale le movimentazioni dei propri conti correnti e delle carte di pagamento. Il ruolo di Internet è considerato centrale dal 65% del campione, che considera la rete come il luogo dove è più semplice per i frodatori raccogliere dati altrui.

Sul web solo l'8% dei casi La ricerca ha permesso di rilevare un’importante contraddizione tra la percezione dei cittadini e le dinamiche del fenomeno: infatti, i risultati evidenziano come, nella realtà, Internet sia stata determinante solo nell’8% dei casi di frode. Segno che, come confermato anche dalla casistica nazionale e internazionale, sia l’acquisizione sia l’utilizzo illecito dei dati personali avvengono prevalentemente nel mondo reale, differentemente dalla percezione comune. Se è vero che oltre il 90% degli intervistati ha dichiarato di aver sentito parlare o di aver letto di casi di «frodi in danno di carte di credito e bancomat» e «clonazione», mentre il 72% conosce il «furto di identità», di contro, la conoscenza dei casi e delle tecniche criminali più recenti (quali le «frodi creditizie») e/o dei termini in lingua inglese è alquanto limitata. Ad esempio, solo il 30% degli intervistati sa cosa sia il «phishing» e appena il 15% è informato sul «trashing».