Cremazioni, dopo 80 anni ecco il testo unico. «Una pratica antica e rispettosa»

La Socrem, associazione senza fini di lucro leader nella pratica, plaude alla legge che sta per mettere ordine alle leggi vecchie e incomplete sulla materia. «Ma diciamo no ai cimiteri-satellite, al rischio-business e alla trasformazione delle ceneri»

È in arrivo un testo unico per le cremazioni. Una materia molto delicata che in Italia fino a oggi non era regolata da una normativa organica e attuale. Il settore è infatti tuttora regolamentato dal regio decreto n° 1265 risalente al lontano 1934. Il più recente provvedimento adottato in materia è il Regolamento di polizia mortuaria approvato nel 1990. Del 2001 è invece la legge 130 in materia di cremazione e dispersione delle ceneri, che ne rinviava l'attuazione a uno specifico regolamento che però non potè mai entrare in vigore perché il nuovo Titolo V della Costituzione attribuì il potere di emettere regolamenti in materia sanitaria alle Regioni e non più allo Stato. In questi anni le diverse Regioni hanno legiferato in maniera assai diversificata. Un vuoto legislativo che sta per essere colmato dalla «Disciplina delle attività nel settore funerario e norme in materia di dispersione e conservazione delle ceneri», attualmente in fase di esame da parte della XII Commissione del Senato (Igiene e Sanità) presieduta dal senatore Antonio Tomassini. Il testo di legge, che mette ordine nelle varie fonti normative, è molto ampio e completo e risponde ai cambiamenti che hanno interessato il costume e la cultura del nostro Paese, sia sul piano delle scelte individuali che su quello dei comportamenti collettivi, ma affronta anche la sfera degli assetti economici, produttivi e gestionali di questo settore, prevedendo una serie di misure che opportunamente tendono a far emergere dal sommerso e dal «nero» un'attività in cui gli operatori devono essere affidabili e riconoscibili per garantire rispetto e dignità degli utenti.
Insomma, una buona notizia per una pratica che attualmente interessa poco più del 10 per cento dei defunti (58.554 cremazioni nel 2007 su 570.601 decessi) ma che è in grande crescita (si pensi che nel 1987 se ne fecero solo 3600), tanto che qualcuno ha calcolato che nel 2050 saranno il 30 per cento del totale, avvicinandoci così alle medie europee. Ma gli esperti hanno qualcosa da dire al legislatore. In particolare la Socrem Torino, ente morale e associazione di promozione sociale senza fini di lucro che dal 1883 si occupa della cremazione ed è la più rappresentativa del settore a livello nazionale con oltre 40mila soci iscritti, pone tre importanti interrogativi. Il primo riguarda i cimiteri. Il testo di legge prevede la «costruzione di nuovi edifici o il cambio di destinazione d'uso di edifici preesistenti situati all'interno dei centri abitati da destinare alla collocazione di urne cinerarie o di cassette di resti ossei». Insomma, le ceneri sarebbero «ghettizzate» in cimiteri-satelliti, snaturando le tradizionali ragioni che hanno alimentato il bisogno della comunità di perimetrare il proprio territorio intorno ai luoghi del pianto, del lutto e del ricordo. Il cimitero moderno affonda le sue radici nella dimensione laica dello Stato e nel principio di uguaglianza dei cittadini affermati dalla Rivoluzione Francese, principio che rischierebbe di essere vanificato nel caso di una proliferazione di luoghi simili ai cimiteri.
Secondo aspetto critico i crematori, che il legislatore prevede possano essere costruiti «da operatori pubblici o privati che comprovano il possesso di idonee garanzie sulla propria solidità economica e finanziaria». Ma la Socrem ha paura che questo faccia nascere un «business» della cremazione che non si concilierebbe col rispetto per la dignità dei parenti e del defunto. Da questo punto di vista la permanenza dei crematori all'interno dei cimiteri ne garantirebbe il monitoraggio e assicurerebbe uniformità e trasparenza del servizio.
Infine la trasformazione delle ceneri, che qualcuno ama fondere in monili o altri oggetti. Una pratica irrispettosa e anche illegale (l'articolo 411 del codice penale tutela l'integrità dei corpi dei defunti, ai quali sono equiparare le ceneri come risultato definitivo del processo di cremazione) che però il legislatore sembra consentire nel caso di il defunto non abbia manifestato volontà di dispersione o di tumulazione in cimitero, vale a dire nella maggior parte dei casi. «La cremazione - dice il presidente di Socrem Torino, Piero Ruspini - è una pratica antica e rispettosa delle spoglie umane ed è un processo di trasformazione completo e definitivo che esclude ulteriori interventi trasformativi estranei alla nostra cultura».