Crescere è un «Paradiso», ma misterioso

Andrea Caterini

A cinquant'anni dalla sua pubblicazione, nel 1966 all'Avana, torna in libreria uno dei romanzi più importanti della letteratura sudamericana, Paradiso di José Lezama Lima. Alla sua comparsa ci fu chi lo accusò di pornografia, per gli espliciti episodi sessuali. Ma quello che interessa è leggere questo capolavoro, che ora si ripresenta nella stessa versione Einaudi del '95 curata da Glauco Felici. Di alcuni romanzi è impossibile fare un riassunto, significherebbe tradirne la natura, se è vero che in Paradiso, in questa apparentemente semplice storia di formazione, quella di Cemì, ragazzino malato d'asma che perde il padre in giovanissima età e viene cresciuto dalle donne della famiglia (sua madre Rialta e nonna Augusta), si mischiano in una festa linguistica e strutturale filosofia, teologia, mitologia, credenze popolari, storia contemporanea e antica.

Cortázar, uno dei maggiori sostenitori di Lezama Lima, scrisse in un saggio che quello di Paradiso era un barocco naturale. Il concetto di barocco, così comune alla sintassi sudamericana, in Lezama Lima nasconde una forza primigenia, nascente. In Paradiso si legge che l'infanzia «è quel momento in cui assaporiamo il tedio allo stato puro», e comprendiamo che l'autore vuole dirci che occorre diventare molto maturi per vivere la vita dentro l'infanzia, per liberarsi dalla colpa nell'infanzia («i nove mesi che ho passato nel ventre di mia madre sono bastati a fare di me un vecchio»). E lo stesso Paradiso, questo rinascere dei corpi nei corpi, non è altro che la maturità dell'infanzia in cui i corpi si riconoscono gloriosi in una pazienza senza attese, con tutti i pori aperti come spugna, pronti al pericolo e alle scoperte (dice Rialta a suo figlio: «Non rifuggire il pericolo, ma intraprendi sempre ciò che è più difficile; quando l'uomo sa di aver vissuto in pericolo sa che quel giorno gli è stato assegnato per il suo trasfigurarsi»).

E pure l'ingenuità, di cui sempre si parla con retorica, ha a che fare con la nascita, col nascere, con uno stato nascente del vivere. Ciò che determina lo stato sempre nascente questa «trasfigurazione», afferma Rialta della vita di Cemì, è la morte precoce di suo padre. Ma quell'infanzia è per Cemì per Lezama Lima una visione del mondo, un Paradiso che la lingua traduce, seguendo ancora il giudizio di Cortázar, con naturalezza: una festa e al contempo il più grande dei misteri.