La crescita nonostante Prodi

Quello che leggerete qui di seguito non è quanto pensiamo noi de Il Giornale. È la sintesi (naturalmente incompleta) di ciò che, ieri, l'Istat ha diffuso presentando il suo Rapporto annuale. Come noterete, tutto ciò coincide in larga parte con ciò che Il Giornale va dicendo.
Nel 2006 la crescita mondiale ha fatto sì che la crescita europea ed italiana potessero accelerare il passo. Mettiamo pure che non ci sia merito del governo Berlusconi (ipotesi falsa anche perché il ministro Padoa-Schioppa ha riconosciuto che questa crescita è anche frutto della politica economica e fiscale di Giulio Tremonti). Certamente questa crescita non è ascrivibile all'azione del rinomato trio Prodi-Visco-Padoa-Schioppa, ma semmai al traino della ripresa mondiale ed europea.
La ripresa italiana è dovuta in larga parte alla crescita della produzione: il 2,6%. Anche questo per noi è sempre stato chiaro: il soggetto fondamentale della ripresa sono stati gli imprenditori e le imprese che hanno saputo ristrutturarsi per essere all'altezza della ripresa mondiale.
L'indebitamento del 2006 sarebbe stato del 2,4% (e non del 4,4%) se non ci fossero stati oneri per uscite straordinarie: i rimborsi Iva e una operazione su Infrastrutturespa che riguardano quest'anno ma sono state messe sul deficit dell'anno scorso, diciamo con artifici contabili per non dire di peggio.
Le imprese italiane, tra le altre cose, incontrano il maggior ostacolo al loro sviluppo negli oneri fiscali e amministrativi. Certamente questa Finanziaria dà un'ulteriore frustrata (in senso negativo) a queste imprese.
Il lavoro in Italia è cresciuto soprattutto grazie al contributo della accresciuta flessibilità. Ha un nome e cognome, questa flessibilità: Marco Biagi. Quella legge che il governo prima o poi, per soddisfare la sinistra estrema.
Le famiglie italiane sono in gravi condizioni economiche per vari fattori che gravano su di esse. Non ha sbagliato Il Sole 24 Ore a dire che tra ciò che le famiglie danno allo Stato e ciò che ricevono dallo Stato c'è un ammanco di -1.300 euro. Ovviamente aumenta per le famiglie più povere e del ceto medio.
In Italia si spendono troppi soldi per le pensioni e pochi per aiutare individui e famiglie. L'Italia destina il 51,3% della ricchezza nazionale agli anziani contro il 41,2% dell'Ue a 15 Paesi. Le risorse disponibili per le famiglie sono il 4,4% contro il 7,8 dei Paesi europei, per l'occupazione il 2% contro il 6,6 dei Paesi europei, per gli interventi di contrasto all'esclusione sociale lo 0,2% contro l'1,5 dell'Europa. In Italia, il governo, discute di scaloni e di scalini e le famiglie le mette nel sottoscala.
Non è vero che il lavoro degli immigrati in Italia risolverà il problema delle pensioni. Oggi ci sono settantuno pensionati ogni cento lavoratori. Nel 2020, considerando 150.000 ingressi medi all'anno dall'estero l'indice di dipendenza tra chi prende la pensione e gli occupati non combinerebbe in modo risolutivo.
I consumi e gli investimenti alimentano la ripresa ma perché diventi solida deve aumentare il reddito disponibile a disposizione delle famiglie cioè occorre diminuire le tasse sulla famiglia. Come vedete l'operato di Prodi va in tutt'altra direzione. Lo sapevamo.
Paolo Del Debbio