La criminalità al Nord parla straniero

Stefano Filippi

da Milano

Il professor Marzio Barbagli, sociologo bolognese specializzato sui temi della criminalità e dell’immigrazione, dice che è «un tipico argomento da campagna elettorale: accade in tutti i Paesi europei che se ne discuta soprattutto a ridosso delle urne». Aggiunge che «è difficile affrontare a bocce ferme e mente fredda» una questione come la delinquenza degli stranieri. Sostiene che è «un argomento sventolato soprattutto dal centrodestra», deve però ammettere che il centrosinistra (Barbagli è stato consulente dei primi governi ulivisti) «tende a negare che gli immigrati contribuiscano alla crescita dei reati».
Per il docente del dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Università di Bologna parlano le statistiche. Il sociologo ha appena completato uno studio con dati aggiornatissimi, che arrivano allo scorso settembre: «Bisogna analizzare non i fenomeni isolati, i picchi, ma il loro andamento nel tempo», spiega.
E le serie storiche che ha elaborato parlano chiaro: la criminalità dei cosiddetti «indesiderati» è elevata, stabile e concentrata soprattutto al centro-nord. Un dato per tutti: le denunce per reati connessi al commercio di droga (produzione, traffico e spaccio). A Prato, Belluno, Padova e Brescia la percentuali di stranieri deferiti all’autorità giudiziaria oltrepassa il 60 per cento e in altre 11 città, tutte del centro-nord (tra cui Milano, Bologna, Verona, Parma), supera la metà.
Complessivamente, in 30 capoluoghi di provincia italiani su 103 la quota degli stranieri sul totale di denunciati per droga è superiore al 40 per cento. E l’unica città del meridione che compare in questa «top 30» è Caserta, ventottesima. Roma è al trentanovesimo posto.
In Italia la media nei primi nove mesi di quest’anno si attesta al 27,9: vuol dire, all’incirca, che una denuncia su tre riguarda immigrati. Ma gli stranieri non sono un terzo della popolazione.
Le ricerche di Barbagli dimostrano che nel 1988 quella quota era pari al 12,8 per cento e da allora è costantemente salita fino a toccare il 31,7 per cento del 1998, quando fu approvata la legge Turco-Napolitano. L’anno successivo si scese poco sotto il 30 per cento e dal 2002, con l’entrata in vigore della Bossi-Fini, ci si stabilizza fra il 27,7 e il 28,7.
Analogo l’andamento degli stranieri detenuti: erano il 15,1 per cento nel 1991, sono balzati al 33,1 per cento (uno su tre) nel giugno 2006 scendendo di qualcosa (32 per cento) alla fine dello scorso settembre.
Dunque la vera emergenza, secondo Barbagli, è al Nord. Dove circolano molti soldi e la delinquenza straniera si adegua rapidamente anche ai mutamenti del mercato criminale, tanto da essersi massicciamente spostata dal traffico di eroina a quello di cocaina (dal 19,8 per cento del 1996 al 31,2 del 2005). Ma ci sono altri reati dove gli immigrati primeggiano. I borseggi: l’83 per cento dei denunciati è straniero. E i furti in appartamenti: 61 per cento.
«Eugenio Scalfari ha sempre definito “furti di polli” questi reati, quelli che allarmano di più i cittadini - osserva Barbagli -. È una sottovalutazione pericolosa. Se il centrodestra e in particolare la Lega Nord tende a enfatizzare il fenomeno, il centrosinistra fatica a prenderne atto. Invece bisogna dire che la criminalità emergente è legata soprattutto alla difficoltà di controllare i flussi migratori».
La delinquenza straniera ha galoppato a ritmi vertiginosi fino al 1999, quando si sono fatti sentire i primi effetti della Turco-Napolitano. Da allora, osserva Barbagli, «il contributo degli immigrati alla criminalità si è stabilizzato. La Bossi-Fini ha contribuito a fermare la tendenza alla crescita, senza però determinare un’inversione di rotta. Queste leggi sono molto più simili di quanto vogliano far apparire le due principali fazioni politiche, soprattutto in tema di espulsione, gestione degli sbarchi e dei centri di permanenza. Ma il vero problema sono i controlli interni. Quando si imbatte in un indesiderato, la polizia applica norme ancora troppo poco severe: negli altri Paesi dell’Unione europea si finisce subito in cella se non si è in grado di documentare la propria identità».