Crisi, il 35% delle famiglie non arriva a fine mese

Oltre sei milioni di famiglie
italiane non arrivano alle terza settimana del mese, mentre per altri
2,2 milioni l’emergenza scatta già dalla seconda settimana. Gli
effetti della crisi economica si faranno sentire ancora per diverso
tempo

Roma - Oltre sei milioni di famiglie italiane non arrivano alle terza settimana del mese, mentre per altri 2,2 milioni l’emergenza scatta già dalla seconda settimana. Complessivamente i conti non tornano per il 35% dei nuclei. E gli effetti della crisi economica si faranno sentire ancora per diverso tempo, sarà "lunga e moderata" per oltre 14 milioni di famiglie. È quanto emerge dal sondaggio della Confesercenti-Swg.

La crisi colpisce le famiglie Per ben 8,3 milioni di esse (il 34% del campione considerato) la fase recessiva durerà da un minimo di un anno fino a due anni. Per altri 6 milioni invece (il 26%) potrebbe superare anche la soglia dei due anni. C’è poi un 12% che ritiene la crisi un problema di 6-12 mesi mentre i più ottimisti (9%) la giudicano superabile entro i sei mesi (il 19% non risponde). Ma il termometro della crisi si rileva anche dal fatto che ben il 58% degli intervistati teme che la situazione economica peggiori nei prossimi 12 mesi. C’è anche una pattuglia di ottimisti, il 14% scommette su un miglioramento, mentre per un altro 28% non cambierà nulla. Ma soprattutto colpisce il fatto che rispetto al 2007 raddoppia (dal 16% al 32%) la percentuale di chi guarda con maggiore preoccupazione alla situazione della sua famiglia. Secondo il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, "la netta percezione delle famiglie italiane sulla gravità della situazione richiama l’assoluta necessità di interventi immediati e forti. Non sprechiamo l’occasione del Natale per sostenere i redditi bassi e la domanda interna. Proprio il Natale può essere invece il trampolino di lancio per restituire fiducia all’economia ed alle famiglie e per cominciare ad accorciare i tempi della crisi. Ecco perchè, secondo gli intervistati, vanno messe in campo al più presto misure a sostegno delle pmi, cuore dell’economia italiana, anche per impedire migliaia di chiusure e l’aumento della disoccupazione. In questo senso rilanciamo la proposta della moratoria degli studi di settore per le pmi".

I dati dello studio Se il 62% delle famiglie dichiara di arrivare alla fine del mese con il proprio reddito, la terza settimana diventa invece l’angoscioso capolinea per 6,3 milioni di famiglie (il 26%). Mentre a metà mese reddito esaurito per altri 2,2 milioni di famiglie, vale a dire il 9% de campione. Dati questi che testimoniano con evidenza le difficoltà della situazione non solo economica ma anche sociale del paese. Il disagio, sottolinea Confesercenti, è forte: se nel 2007 erano più di due terzi gli italiani che affermavano di aver ridotto le spese nel 2008 si tocca una percentuale ancora più preoccupante, vale a dire l’82% degli intervistati. In testa alle rinunce abbigliamento e calzature con un taglio rispetto al 2007 di quattro punti in più (dal 48% al 52%). Costanti i risparmi per beni domestici ed alimentari. Si cerca invece di conservare l’opportunità di andare in vacanza, magari più breve ed economica: i rinunciatari che nel 2007 erano il 32%, scendono nel 2008 al 25%. Le preoccupazioni per la crisi finiscono per far attribuire responsabilità tanto al Governo che all’opposizione. Il 74% del campione giudica ’pocò o ’per nientè adeguati gli interventi del Governo per fronteggiare la congiuntura negativa. Si contrappone un 22% di giudizi positivi fra i quali quelli che promuovono l’Esecutivo a pieni voti sono però solo il 2%. Sguardi altrettanto severi verso l’operato dell’opposizione: il 76% degli intervistati non lo giudica positivamente, assoluzione invece dal 18%. Ma in particolare è sintomatico che coincidano per gli schieramenti politici sia i giudizi più positivi (il 2% per entrambi) sia quelli più negativi (il 32%). Per il 30% del campione intervistato la prima cosa da fare è mettere in campo misure a sostegno delle pmi «per evitare le chiusure di imprese e la perdita di posti di lavoro». Al secondo posto troviamo la richiesta di detassare le tredicesime (22%) come da tempo chiedono al Governo le associazioni delle pmi e i sindacati. Seguono a ruota la riduzione degli interessi per i mutui e il taglio delle tasse per le famiglie numerose (14%).