Crisi, la Bce teme siano necessarie altre misure: "Spread italiano tornato ai livelli pre-intervento"

La crescita economica dell'Eurozona si preannuncia molto moderata, frenata dalla tensioni dei mercati: "Sono tempi difficili". Tra i fattori responsabili decelerazione della domanda e condizioni di finanziamento sfavorevoli. In Italia preoccupa ancora l'oscillazione dello spread

La crescita economica nell'area Euro si preannuncia molto moderata, frenata com'è dalle continue tensioni che permangono nei mercati. A denunciare la situazione, nel bollettino mensile di ottobre, è la Banca centrale europea. E le tensioni createsi dopo la crisi del debito greco si fanno sentire anche sui titoli di Stato italiani, il cui differenziale di rendimento risale fino ai picchi dell'agosto scorso, prima della riattivazione del programma anti crisi della Bce sull'acquisto di bond.

Si sono "intensificati", si legge nel bollettino, i rischi di un indebolimento economico, dovuto a "una serie di fattori che sembrano frenare la dinamica di fondo dell'area". Fattori che si riconoscono nella decelerazione della domanda mondiale, nel peggioramento del rapporto fiduciario tra imprese e cittadini e negli "effetti sfavorevoli sulle condizioni di finanziamento derivanti dalle tensioni in atto in diversi mercati" dei titoli di debito pubblico. E che "potrebbero verosimilmente frenare la crescita economica dell’area dell’euro nella seconda metà dell’anno".

Il bollettino della Bce fa poi presente la "vulnerabilità" dei paesi europei, che devono "essere pronti ad adottare eventuali misure aggiuntive" relativamente al risanamento dei conti pubblici, dove queste misure risultassero "necessarie in funzione dell’evolversi della situazione". Particolare attenzione è richiesta anche dalla situazione delle banche europee, "data l’interazione fra le questioni relative al rischio sovrano e il fabbisogno di finanziamento delle banche". Quando opportuno, continua la Banca centrale, le banche dovrebbero sfruttare "appieno le misure di sostegno pubblico, le quali dovrebbero essere rese pienamente operative, inclusa la possibilità che in futuro la European Financial Stability Facility (Efsf) conceda prestiti ai governi per la ricapitalizzazione delle banche"