Crisi, Berlusconi: "Non c'è niente da temere"

Il premier sollecita atteggiamenti ottimistici per
uscire dalla crisi: "Non ci sono altre situazioni che l’Italia
deve temere". Poi rilancia la il piano di ricostruzione in Abruzzo: "Niente
newtown, entro settembre via dalle tende&quot;. <a href="/a.pic1?ID=363670" target="_blank"><strong>La Marcegaglia: le banche non lascino sole le imprese</strong></a>

L'Aquila - "Basta con la paura che frena la propensione ai consumi: non ci sono altre situazioni che l’Italia deve temere". A dirlo è il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che torna a sollecitare atteggiamenti ottimistici per uscire dalla crisi dell’economia. Parlando nel corso del workshop al Tesoro sul rilancio dell’Aquila dopo il terremoto il premier afferma: "Questa paura della crisi determina una riduzione dei consumi, e quindi tutti dobbiamo avere paura della paura". Poi rilancia il piano del governo sulla ricostruzione delle aree terremotate: "Abbiamo deciso di non costruire nessuna newtown ma di aggregare a ciò che già esiste dei quartieri con abitazioni inserite negli ambienti naturali".

La crisi è passata Berlusconi ha ricordato le tappe attraverso le quali il Governo italiano ha spinto a livello internazionale per fronteggiare la crisi. Un ruolo svolto a Washington quando dopo l’incontro con l’allora presidente Bush l’amministrazione americana decise di stanziare 700 miliardi di dollari per sostenere le banche. Insomma "ciò che doveva accadere per banche e mercati è già accaduto. Chi doveva fallire ha fallito e tutti quelli che facevano speculazione non ci sono più. Oggi non ci sembra che ci siano altre situazioni che dobbiamo temere". Anche se il premier ha ribadito il problema del calo dei consumi. Problema che però non ha altra causa che la paura. Anche perchè nè i dipendenti pubblici, nè quelli privati, ne i pensionati, hanno perso potere d’acquisto. "E' la paura della crisi a determinare il calo dei consumi - ha detto Berlusconi - dobbiamo avere paura della paura". Il premier ha poi ribadito l’invito agli editori ad aumentare la "propria quota di voce", cioè a fare più pubblicità evitando però di dirigerla verso "gruppi editoriali che alimentano la crisi".

Il nodo lincenziamenti A rischio per via della crisi economica soprattutto i lavoratori autonomi, mentre i dipendenti privati non saranno licenziati. Secondo alcuni dati forniti dal premier "ci sono 14 milioni di lavoratori privati che non hanno avuto una diminuzione dei loro introiti e non hanno paura di perdere il posto". Infatti, sottolinea, "il 99% delle aziende private hanno dichiarato che mai rinuncerà al proprio principale fattore di ricchezza, che è il capitale umano". Piuttosto, aggiunge Berlusconi, "a rischio sul mercato restano soltanto i lavoratori autonomi, che però hanno una loro intima forza di ottimismo, di fiducia nel futuro, che chiudono aziende ma le riaprono. E comunque - precisa - il saldo fra le aziende che chiudono e quelle che aprono è ancora oggi positivo". Secondo i dati del presidente del Consiglio "di questi 5 milioni di persone (gli autonomi, ndr) sono soltanto 5-600 mila in una zona di rischio". Un numero che non può "incidere così profondamente sulla diminuzione della domanda".

La situazione dei conti pubblici "Cercheremo di essere anche noi sentimentalmente portati a vedere la dura realtà dei conti e della crisi guardando avanti e sperando in un futuro migliore". Il premier spiega di sentirsi "come quando uno si mette le mani in tasca per fare la spesa e non trova neanche un euro. Una situazione che io da imprenditore non ho mai conosciuto. Questa è la situazione, ma dobbiamo essere ottimisti perchè la situazione sta migliorando e non peggiorando. Ciò che di peggio doveva accadere è accaduto".

La ricostruzione dell'Abruzzo "Ci aspettiamo suggestioni, nuove idee per la ricostruzione de L’Aquila e dei 48 comuni che la circondano e per il rilancio della sua economia che ha nell’università il suo punto forte", dice nel suo intervento il premier. Intanto il presidente del Consiglio fa un bilancio dei lavori: "Entro settembre - spiega il Cavaliere - nessuno abiterà più in una tenda, con una differenza assoluta rispetto agli altri terremoti in Italia". Berlusconi ribadisce che c’è un anticipo sui tempi e sottolinea che "non ci sarà turbativa all’ambiente pre-esistente". Il Cavaliere dice di puntare molto sulla nuova università che verrà ricostruita e che sarà "un punto di attrazione per gli studenti e avrà nuove facoltà proiettate verso il futuro". Un accenno, infine, anche alle 500 chiese che - promette il il premier - saranno ricostruite tutte: "in Abruzzo non si può camminare senza imbattersi in una di queste chiese e incontrare quindi un segno della civiltà cristiana", osserva Berlusconi.