Crisi: Confindustria, il Sud è a rischio

Il «Check-up Mezzogiorno» dell'associazione imprenditoriale denuncia dati preoccupanti: il pil si è fermato e il prodotto interno lordo pro-capite è inferiore a quello di Malta e Cipro. Ma non tutto va male: le imprese medio-grandi reggono la competizione con il Nord

La crisi globale rischia di penalizzare ulteriormente il Sud. Questo è il messaggio che emerge dal Check up Mezzogiorno, una “guida” aggiornata alla lettura dei principali indicatori economici e sociali territoriali, curata dal Comitato Mezzogiorno di Confindustria e dall'Ipi (Istituto per la Promozione Industriale). Se fino a qualche tempo fa lo scarso inserimento di questa parte del Paese nell'economia mondiale la teneva parzialmente al riparo dagli eventi negativi esterni, oggi la “protezione” derivante dall'isolamento è meno attiva e l'intreccio fra perduranti problemi strutturali e la crisi rende l'economia meridionale più fragile ed esposta. «La crescita del pil si è fermata – osserva Cristiana Coppola, vicepresidente di Confindustria – e con essa si assiste alla fine del lento processo di convergenza che aveva caratterizzato il Mezzogiorno nella seconda metà degli anni Novanta». Il problema principale è rappresentato dal sostanziale blocco dei processi di accumulazione che hanno determinato un sostanziale annullamento della componente più “industriale” degli investimenti, ossia quella in macchine ed attrezzature. Contestualmente anche «la domanda delle famiglie presenta una dinamica molto più contenuta rispetto al resto del Paese», conclude Coppola. Il divario, misurato in termini di pil pro-capite rispetto al Centro-Nord, oltrepassa oggi i 42 punti percentuali e nel confronto con gli altri paesi europei il reddito per abitante del Sud è superato ormai non solamente da Spagna, Grecia e Portogallo, ma anche da alcuni Paesi di nuova adesione come Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cipro. Vi sono tuttavia significativi segnali positivi provenienti dal mondo delle imprese meridionali. Le medie imprese mostrano nel periodo 1996-2005 indici di sviluppo nettamente più favorevoli per quanto riguarda fatturato, export e occupazione rispetto a quelle del Centro-Nord. Le imprese medio-grandi (con più di 250 addetti) hanno registrato una redditività non dissimile da quella delle imprese centro-settentrionali delle stesse dimensioni. Risultati altrettanto positivi sono riscontrabili nel gruppo di aziende che esporta verso l'Africa settentrionale, tra le quali per la prima volta quelle meridionali sopravanzano quelle del Centro Nord. «Questi dati dimostrano che il tessuto produttivo meridionale, pur tra tante difficoltà, è vivo e vitale – conclude Cristiana Coppola - ed è su questa vitalità e sulle forze migliori del Mezzogiorno che si deve far leva se si vuole portare il Sud Italia e l'intero Paese fuori dalle secche della crisi economica».