Crisi, il fronte Ue-Bce in pressing su Lisbona: "Chieda piano d'aiuti"

Pressing della Bce e dell'Ue su Lisbona perché chieda gli aiuti finanziari. Confermando il solido asse Berlino-Parigi, la Merkel auspica insieme a Sarkozy un rapida conclusione dei negoziati per gli
aiuti a Dublino. Ma Berlino smentisce: nessuna pressione

Berlino - Una maggioranza dei Paesi dell'Eurozona e la Banca centrale europea (Bce) stanno premendo sul Portogallo perché chieda aiuto finanziario al Fondo della Ue e al Fondo monetario internazionale (Fmi). Intanto la cancelliera tedesca Angela Merkel cerca di tranquillizzare i mercati sulla crisi irlandese dopo i suoi commenti preoccupati degli ultimi giorni e, confermando il solido asse Berlino-Parigi, auspica insieme al presidente francese Nicolas Sarkozy un rapida conclusione dei negoziati per gli aiuti a Dublino.

Il pressing sul Portogallo "Anche se le banche portoghesi, diversamente di quelle irlandesi, non sono ritenute sovra-indebitate - afferma il quotidiano - dipendono anch'esse dalle liquidità della Bce per le loro attività". Le pressioni sul Portogallo perché chieda rapidamente aiuti tendono anche a evitare, secondo il giornale, a evitare che la Spagna venga a trovarsi in una difficile situazione". "Se il Portogallo ricorre ad aiuti finanziari, sarà un bene per la Spagna, perché è fortemente esposta nel Paese", ha spiegato una fonte al ministero delle Finanze tedesco. Per il momento, il governo portoghese ha rifiutato anche solo di considerare questa eventualità. "Sento molto parlare di Fmi. Il Paese non ha bisogno di alcun aiuto", ha affermato lunedì scorso il premier portoghese José Socrates.

Ma Berlino smentisce: nessuna pressione La Germania non sta esercitando pressione sul Portogallo perchè faccia ricorso al fondo anti-crisi internazionale messo a punto per i paesi dell’eurozona. Lo ha affermato un portavoce del ministero delle finanze tedesco, facendo riferimento a indiscrezioni del Financial times deutschland, secondo le quali il ministero, ma anche la bce, starebbero spingendo a Lisbona a chiedere aiuto. Questa, ha detto il portavoce, "non è assolutamente la posizione del ministero delle finanze tedesco". Il ministero "non sta promuovendo" alcuna iniziativa in questo senso. 

Gli aiuti all'Irlanda Il governo tedesco riafferma la linea dura e promette di rafforzare la collaborazione con la Francia per mettere a punto un futuro meccanismo anti-crisi più rigido rispetto alle misure attuali. Intanto, sia Berlino, sia Bruxelles smentiscono indiscrezioni secondo cui l'esecutivo comunitario starebbe valutando di raddoppiare la dote del Fondo salva-stati creato nel maggio scorso dalla Ue per sostenere i Paesi della zona euro in difficoltà. Un'eventuale conferma di queste voci avrebbe contribuito ad aumentare la tensione, ma oggi c'é stato invece uno sforzo congiunto per rassicurare i mercati. A cominciare dalla stessa Merkel e Sarkozy, i quali in serata hanno avuto una conversazione telefonica sulla situazione irlandese e sugli strumenti a disposizione dell'Ue per far fronte a queste crisi.

Il fondo salva-stati I due leader hanno commentato positivamente il piano di risanamento preparato da Dublino e poi hanno confermato che non c'é bisogno di modificare il fondo salva-stati, smentendo così indirettamente le indiscrezioni di stampa. Proprio su questo punto, il governatore della Banca centrale tedesca, Axel Weber, aveva contribuito ad alimentare la tensione, per fare marcia indietro nell'arco di poche ore: se in un primo tempo aveva detto che i governi europei possono incrementare la dote del fondo per infondere maggiore fiducia nell'euro, infatti, successivamente aveva sostenuto che il fondo é sufficientemente capitalizzato per placare le turbolenze sui mercati finanziari. Ma è stata la stessa Merkel, in mattinata, a distendere il clima dopo le sue affermazioni di martedì, quando ha detto che la situazione era "eccezionalmente seria": oggi l'analisi è stata di gran lunga più cauta e rassicurante.

La ristrutturazione del debito Nessun partner di Eurolandia avrà bisogno di una ristrutturazione del debito, ha tenuto a sottolineare la leader conservatrice. Aggiungendo di avere "più fiducia" adesso nella stabilità dell'eurozona rispetto alla "primavera" scorsa, quando l'Ue era in preda alla crisi greca. E poi: la Germania vuole un euro forte, l'Unione europea riemergerà rafforzata dalla crisi del debito. Rassicurazioni simili sono arrivate anche dal presidente dell'eurogruppo, Jean-Claude Juncker, il quale ha detto al quotidiano tedesco Rheinischer Merkur di non essere affatto preoccupato né per il futuro dell'euro, né per quello dell'Unione europea. Piuttosto, ha aggiunto, la Germania deve stare attenta a non inasprire il dibattito sul futuro meccanismo anti-crisi per i paesi di Eurolandia in difficoltà. Ma su questo tema il governo tedesco è deciso ad andare fino in fondo. Proprio oggi, i ministri degli Esteri tedesco, Guido Westerwelle, e francese, Michele Alliot-Marie, hanno annunciato a Berlino la loro intenzione di accelerare la collaborazione per Berlino la loro intenzione di accelerare la collaborazione per mettere a punto un meccanismo anti-crisi più rigido rispetto alle misure attuali. "Vogliamo un euro che sia protetto dalle turbolenze in modo durevole, attraverso un regolamento impermeabile", ha commentato Westerwelle.