La crisi ha lasciato il segno Le famiglie spendono meno

L’«anno orribile» della crisi ha lasciato il segno: nel 2009, per la prima volta in 15 anni, è diminuito il reddito disponibile delle famiglie italiane, cioè la cifra a disposizione per consumi, risparmi e investimenti. E, in proporzione, i più colpiti sono stati i cittadini delle regioni settentrionali, mentre quelli del Meridione sono stati più al riparo.
Una fotografia impietosa, scattata dall’Istat nel rapporto sul reddito disponibile delle famiglie nelle regioni italiane per il periodo 2006-2009.
In realtà si tratta della conferma di un dato già noto, perchè fin dal quarto trimestre del 2009 era apparsa evidente una contrazione del reddito disponibile, che alla fine si è attestata sul 2,7 per cento.
Secondo l’Istat, la recessione ha portato così a «un progressivo ridursi del tasso di crescita del reddito disponibile nazionale», che nel 2006, cioè prima dell’esplosione della crisi finanziaria, aveva mostrato una crescita del 3,5%. In generale, tale diminuzione, spiega l’istituto di statistica, è essenzialmente da attribuire alla marcata contrazione dei redditi da capitale, anche se, in alcune regioni (in particolare Piemonte e Abruzzo), un importante contributo negativo è venuto dal rallentamento dei redditi da lavoro dipendente.
Considerando nel suo complesso il periodo 2006-2009, il reddito disponibile si è concentrato, in media, per circa il 53% nelle regioni del Nord, per il 26% circa al Sud e nel 21% nel Centro. L’impatto del calo del reddito nel 2009 è stato più forte al Nord (-4,1% nel Nord-Ovest e -3,4% nel Nord-Est) e più contenuto al Centro (-1,8%) e nel Mezzogiorno (-1,2%).
Il forte calo del reddito nel Nord-Ovest è da imputarsi alla cattiva performance di Piemonte e Lombardia, che da sole rappresentano il 90% del reddito disponibile della circoscrizione: nella prima regione, c’è stata una forte contrazione del lavoro dipendente e dei relativi redditi da lavoro. La Lombardia sconta invece la battuta d’arresto degli utili distribuiti dalle imprese.
Tra le varie regioni, Calabria e Sicilia sono le uniche due in cui il reddito disponibile delle famiglie ha mostrato tassi di crescita lievemente positivi. Le regioni del Sud hanno anche beneficiato di una tenuta degli interessi netti ricevuti dalle famiglie, spiegata in parte dalla loro minore propensione agli investimenti rischiosi: sono stati proprio i tassi di interesse delle attività finanziarie meno rischiose, come ad esempio i depositi postali, a tenere di più.
Per Susanna Camusso, leader Cgil, i dati dell’Istat confermano «che la crisi, benchè negata, è profonda e non è finita». E dimostrano anche come «il governo ha fatto e continua a fare male». Giovanni Centrella, segretario generale dell’Ugl, chiede di intervenire sul fisco per diminuire la diversificazione territoriale.
Mentre l’Adiconsum chiede di adottare misure attive per sostenere i redditi di tutte le regioni, ma in particolare al Sud. E la Cia-Confederazione italiana agricoltori mette in evidenza gli effetti della crisi sulla tavola degli italiani: nel 2009 una famiglia su tre è stata obbligata a «tagliare» gli acquisti alimentari, mentre tre su cinque hanno dovuto modificare il menu quotidiano e oltre il 30 per cento, proprio a causa delle difficoltà economiche, ha comprato prodotti di qualità inferiore. Analoga la percentuale di chi si rivolge ormai esclusivamente alle «promozioni» commerciali, che sono sempre più frequenti soprattutto nella grande distribuzione. Una tendenza che sembra consolidarsi anche nel 2010, visto che le prime stime parlano di consumi alimentari al palo.