Crisi, l'87% degli italiani: "Il peggio non è passato la fine è ancora lontana"

Solo l’11%
della popolazione crede che la fase più acuta sia davvero passata. Nove italiani su dieci, infatti, vede la crisi come "un fenomeno ancora lontano dalla fine". Crescono i timori

Roma - "Il peggio della crisi non è ancora alle spalle per gli italiani. Anzi, per nove persone su dieci appare come un fenomeno ancora lontano dalla fine". Solo l’11% della popolazione crede che la fase più acuta sia davvero passata, mentre l’87% non è d’accordo e un 2% resta nel limbo di chi non si esprime. È quanto emerge dall’indagine dell’Ispo commissionata da Confesercenti sull’opinione e atteggiamenti degli italiani sulla crisi economica.

Italiani sfiduciati dalla crisi Dalla ricerca emerge che gli italiani "nutrono sempre maggiori timori per la situazione economica del paese": la quota di chi si dichiara 'molto' o 'abbastanza' preoccupato è arrivata al 93%, in crescita del 5% rispetto a maggio. E le istituzioni, sia politiche sia economiche, "non stanno facendo abbastanza per aiutare le famiglie" per due italiani su tre. Ben il 65% esprime giudizi negativi che aumentano prendendo in considerazione anche gli altri attori coinvolti (regioni, associazioni delle Pmi, sindacati opposizione parlamentare e banche). E sono proprio gli attori del sistema finanziario ad essere percepiti come quelli che "hanno speculato di più sul mercato, quindi vengono additati come i maggiori responsabili". Gli italiani, tuttavia, mostrano una certa fiducia in merito alla situazione personale. Rimane però un generale senso di precarietà per quanto riguarda le condizioni occupazionali: un italiano su cinque dichiara che, da un anno a questa parte, qualcuno nella sua famiglia ha perso il lavoro o è stato messo in cig. Mentre la metà degli occupati teme per il proprio posto di lavoro. Timore che è più forte tra le categorie sociali meno competitive e nelle nuove generazioni.

Le reazioni alla crisi Alla crisi gli italiani hanno reagito, come era logico, modificando il comportamenti di risparmio e di consumo. Sul versante dei risparmi la crisi favorisce uno stato d’animo più prudente. Quasi la metà degli intervistati (44%) pensa che nei prossimi mesi farà più attenzione di prima all’andamento dei propri risparmi. Tra le categorie sociali più prudenti rientrano le donne, la classi centrali di età e chi ha un lavoro di responsabilità. Nei prossimi mesi più di un italiano su tre (35%) si prepara a intaccare i risparmi "più di prima della crisi". Mentre un altro 35% lo farà "come prima". E solo una minoranza (5%) pensa che riuscirà a mettere i soldi da parte mentre per il 27% non cambierà nulla. La difficoltà di ottenere prestiti e la maggiore attenzione al risparmio si riflettono sui consumi: Il 79% degli intervistati da quando è iniziata la crisi ha adottato strategie di risparmio o sta risparmiando di più. Ben il 59% degli italiani sta rinunciando a beni diversi da quelli di largo consumo (come abbigliamento, hi tech, etc.). Mentre un 40% è costretto a rinunciare anche a beni di largo consumo.