La crisi non spaventa il Papa: i soldi sono niente

da Roma

Le banche crollano, «i soldi scompaiono» e ciò che sembra «la vera realtà», svanisce, frana. «Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà» ed è «stabile come il cielo e più che il cielo». Nella meditazione che Benedetto XVI ha proposto ieri mattina in apertura dei lavori del Sinodo dei vescovi dedicato alla Parola di Dio, trova spazio la crisi dei mutui subprime e l’onda lunga dell’instabilità finanziaria che sta interessando i mercati internazionali.
Dopo la preghiera iniziale, Papa Ratzinger ha commentato a braccio, senza alcun testo preparato in precedenza, il Salmo 118 appena recitato, un inno alla «solidità» della Parola di Dio. «Essa è solida, è la vera realtà sulla quale basare la propria vita», ha osservato Benedetto XVI, ricordando le parole di Gesù: «Cieli e terra passeranno, la mia parola non passerà mai». Di più - ha aggiunto - «la Parola di Dio è il fondamento di tutto, è la vera realtà. Dobbiamo cambiare la nostra idea che la materia, le cose solide, da toccare, sarebbero la realtà più solida, più sicura». Ratzinger ha citato quindi il discorso della Montagna, nel quale Gesù parla della casa costruita sulla sabbia, che viene subito abbattuta, e quella che invece resiste perché costruita sulla roccia.
«Sulla sabbia - ha spiegato - costruisce chi costruisce solo sulle cose solo visibili e tangibili, sul successo, sulla carriera, sui soldi. Apparentemente queste sono le vere realtà. Ma tutto questo un giorno passerà. Lo vediamo adesso nel crollo delle grandi banche: questi soldi scompaiono, sono niente. E così tutte queste cose, che sembrano la vera realtà sulla quale contare, sono realtà di secondo ordine. Chi costruisce la sua vita su queste realtà - ha detto il Papa - sulla materia, sul successo, su tutto quello che appare, costruisce sulla sabbia. Solo la Parola di Dio è fondamento di tutta la realtà, è stabile come il cielo e più che il cielo, è la realtà».
Benedetto XVI ha quindi invitato a «cambiare il nostro concetto di realismo», perché il vero realista «è chi riconosce nella Parola di Dio, in questa realtà apparentemente così debole, il fondamento di tutto» e costruisce la sua vita «su questo fondamento».
Proseguendo nella sua meditazione, il Papa ha spiegato che «la storia dell’alleanza» tra Dio e l’uomo è «la vera causa del cosmo». E ha invitato a leggere la Bibbia ricercando «la Parola nelle parole». «Anche tutte le esperienze religiose umane sono finite, mostrano un aspetto della realtà, perché il nostro essere è finito», mentre «solo Dio è infinito» e dunque la sua Parola «è universale e non conosce confine». Entrando nella comunione con la Parola di Dio, ha concluso Ratzinger, «entriamo realmente nell’universo divino», «non entriamo in un piccolo gruppo, nella regola di un piccolo gruppo, ma usciamo dai nostri limiti. Usciamo verso il largo, nella vera larghezza, nell’unica verità, la grande verità di Dio. Siamo realmente nell’universale».
Ieri mattina il cardinale Marc Ouellet, arcivescovo di Québec, relatore generale del Sinodo, ha tenuto il suo intervento introduttivo e ha parlato della necessità che le omelie delle messe domenicali siano più profonde, mettendo «in relazione la vita e la Parola di Dio». Il cardinale ha anche citato il libro di Ratzinger su Gesù di Nazaret definendolo «un faro che protegge dagli scogli e dai naufragi» anche per contrastare opere che diffondono confusione, come il Codice Da Vinci. Ouellet, che ha pure proposto che il Papa dedichi un’enciclica all’interpretazione della Bibbia, durante la conferenza stampa ha sottolineato l’importanza della presenza del rabbino capo di Haifa, Shear-Yashuv Cohen, e sugli orizzonti che questa partecipazione può aprire nel dialogo tra le religioni. Il significato della partecipazione del rabbino, oltre che il grande rispetto per la religione ebraica, è quello «di capire più profondamente come gli ebrei interpretano la Scrittura». Lo stesso Shear-Yashuv Cohen, intervenuto nel pomeriggio ai lavori del Sinodo, ha definito la sua partecipazione «un messaggio di amore, di coesistenza e di pace per le nostre generazioni e per quelle future».