«La crisi proviene dall’Est Bisogna tutelare le Pmi e investire nella crescita»

«La crisi dell’economia europea vien dall’Est e non bastano certo i tagli alle spese per curarla. Bisogna ridare fiato alle piccole e medie imprese, fare investimenti e creare una maggiore coesione politica tra gli Stati europei».
La visione allargata dei problemi finanziari che ammorbano alcuni Stati europei, ma spaventano un po’ tutti i governi del Vecchio continente, è di Arduino Paniccia, docente di economia e relazioni internazionali e responsabile del Centro studi strategici dell’università di Trieste. Quindi, non solo un economista, ma anche uno studioso di politica internazionale.
Secondo lei, a questo punto, questa crisi viene dalla strapotere economico della Cina?
«Il problema non viene certo dalle spese pazze di Grecia e Portogallo. Bisognava pensarci una decina di anni fa intervenendo, con decisione, sul mercato della contraffazione dei beni provenienti in larga parte dalla Cina. Un fenomeno dilagante che tanto ha influito sulla redditività delle nostre piccole e medie imprese. Ma l’Europa ha pensato che il problema del tessile italiano, tanto per fare un esempio, non fosse suo e ha lasciato fare. Ora la Cina guida l’economia mondiale e ha in mano il 55% del debito statunitense. Oltretutto mentre gli americani vanno in Afghanistan a fare la guerra, i cinesi ci vanno per fare business. Vendono tutto a tutti. E la loro crescita a due cifre pesa sui Paesi europei».
Quale potrebbe essere la ricetta?
«Certamente i maggiori Stati europei, ossia Germania, Francia, Gran Bretagna e Italia, dovrebbero fare un direttorio, un vero esecutivo per prendere decisioni comuni coinvolgendo anche gli altri Paesi dell’area euro. Inoltre, la Gran Bretagna dovrebbe prendere una decisione per l’introduzione della moneta unica anche a Londra, altrimenti l’Europa continuerà a restare divisa. L’euro, per essere davvero forte, ha bisogno di uno stato unitario e di politiche condivise per difenderlo da attacchi speculativi come stiamo assistendo un questo momento».
E sul fronte della crescita economica?
«C’è bisogno di una classe politica che abbia una visione di lungo periodo, altrimenti si rischia di prendere decisioni sbagliate e di sottovalutare la concorrenza, come è stato fatto con i Paesi asiatici una decina di anni fa».