Crisi, la scoperta del Censis: il modello Berlusconi funziona

Contro gli scenari che ci propone l’opposizione di sinistra, si scopre
che il nostro Paese ha retto alla crisi e le famiglie stanno meglio del
previsto. Per quanto si possa distorcere, la realtà si prende la rivincita con le cifre

Facciamo finta, sia pure solo per un momento, che davvero la crisi economica abbia prostrato l'Italia, che le famiglie italiane siano disperate, che le imprese siano in inesorabile declino, che il governo non abbia fatto abbastanza, insomma che siano verosimili tutte le cose che da oltre un anno l'opposizione di sinistra va dicendo per le piazze e sugli schermi della Tv contro Berlusconi ed i suoi ministri; dovremmo tremare all'idea di leggere l'annuale ritratto della società italiana che il Censis di questi tempi solitamente e con successo ultratrentennale ci propone.
Ed invece, a sfogliare le 651 pagine del Rapporto 2009 si scopre con piacevole sorpresa che la crisi il Paese l'ha retta e rintuzzata con successo, che le famiglie stanno assai meglio del previsto, che le imprese sono più vivaci che mai e che persino il tanto vituperato settore del commercio e dei servizi, ritenuto la palla al piede della crescita e della produttività, sta cominciando a ristrutturarsi ed a prendere fattezze ed attitudini più nordiche ed efficienti.
Scopriamo insomma che anche per le rilevazioni e le sensibilità interpretative del Censis, la cui cultura ispiratrice non è certo il berlusconismo, siamo stati capaci di fare assai meglio e assai più di quanto hanno fatto molti altri nostri competitori e che, toh, proprio noi, nel momento della crisi più grave degli ultimi ottant'anni, siamo stati in grado di replicare quel modello vincente fatto di capacità di adattamento, genialità, solidarietà intrafamiliare, parsimonia e localismo, che dal dopoguerra costituisce la way of life italiana nel mondo.
Chi era in errore? Il fatto è che per quanto si possa rappresentare, interpretare o distorcere la realtà, questa alla fine si prende le sue rivincite con i numeri e le cifre. Prendiamo le famiglie: un anno fa il Censis sosteneva che il 70% delle famiglie percepiva che il suo futuro sarebbe stato peggiore ed il reddito non sarebbe stato sufficiente. A distanza di dodici mesi - ecco la prima rivincita dei numeri - il 72% delle famiglie ritiene il suo reddito sufficiente (con punte che arrivano al 79% nel Nord est) e quel 28,5% che dice di aver riscontrato difficoltà economiche, ha reagito con compostezza: 6 famiglie su dieci sono arrivate alla quarta settimana semplicemente riducendo gli sprechi, risparmiando un po' di più, acquistando al discount. Analogamente per l'occupazione: a fine ottobre i dati Istat dicono che in dodici mesi sono stati persi 284mila posti di lavoro con una disoccupazione dell'8%, un punto in più rispetto ad un anno prima, ma - ecco un'altra rivincita dei numeri - oltre un punto e mezzo meglio della media dell'area Euro (9,6%), e 100 mila posti recuperati rispetto ai dati di giugno indicati dal Censis. Le imprese, poi, hanno reagito meglio di qualunque altro soggetto; pur nella flessione delle esportazioni manifatturiere, diminuite del 24% nell'anno in cui i commerci internazionali sono calati di altrettanto, ci sono settori come la meccanica, l'abbigliamento, la moda, il tessile, la gomma, la plastica, i materiali per l'edilizia, le apparecchiature elettriche, i mobili che sono riusciti a chiudere in positivo gli scambi con l'estero, con una adattabilità tale che se i mercati europei o americani si sono chiusi, i nostri imprenditori sono andati a prendersene altri in India, in Cina, in Russia, in Medio Oriente con un dinamismo che - dice il Censis - «non è semplice ristrutturazione ma un vero e proprio cambio di pelle e di ruolo dell'industria».
Tutto bene e tutto finito allora? Certamente no. Sappiamo bene che, se anche la maggioranza degli italiani ha retto, una società perché sia civile non può ignorare chi resta indietro e non ce la fa. Sappiamo anche che, ad andare oltre le medie, si scoprono disagi forti nelle famiglie con un solo genitore, tra i giovani, tra i lavoratori precari e, più in generale, fra quella non trascurabile fetta di lavoratori esclusi dalle protezioni sindacali perché ancora senza occupazione a tempo indeterminato che pure - ci ricorda il Censis - anche in un anno di crisi è aumentata. Ma ciò non esime chi abbia occhi per vedere e cervello per capire dal considerare che il Paese oggi sembra incamminato nella giusta direzione. Anche se sembra un'eternità, nei soli 18 mesi di attività di Governo sono stati varati otto provvedimenti di legge anti crisi, per 27,3 miliardi dei quali il 50% spesi negli ultimi 12 mesi, con un effetto crescita di mezzo punto di Pil che spiega probabilmente perché chiuderemo il 2009 a -4,5% anziché a -5% come inizialmente previsto. E sono state varate 5 riforme strutturali, (Federalismo, Età pensionabile, la riforma Brunetta per la Pubblica Amministrazione e Processo Civile, Liberalizzazione dei pubblici servizi locali) che, se Escort, Magistrati e Spatuzza non avessero mediaticamente inquinato l'aria, sarebbero ben più visibili per gli italiani. Il Censis di Giuseppe De Rita glissa su tutto, pare incredulo di fronte a ciò che l'Italia è stata capace di fare negli ultimi dodici mesi, mentre il mondo sfiorava il crac globale, sembra deluso nel vedere il Paese avviluppato dall'inutile opinionismo di tutti coloro che parlano ma non dicono, sbirciano ma non vedono, origliano ma non ascoltano, in un trionfo del dire e partecipare senza capire e delegare alle rappresentanze tradizionali degli interessi organizzati. C'è del vero, ma sono lontani ed ormai perduti i tempi in cui élite illuminate tracciavano le linee di sviluppo della società ed il popolo seguiva. Oggi il Paese chiede libertà. E di fronte ad una pressione fiscale che ha raggiunto il 43% colpisce nell'analisi del Censis, non che i cittadini chiedano di ridurla (63%) ma che considerino la lotta all'evasione fiscale l'ultima delle priorità, sopravanzata da problemi come la disoccupazione, la criminalità, la povertà, l'immigrazione, l'efficienza sanitaria.