Crisi: Tremonti, "Segnali positivi per l’economia"

&quot;Evitato negli Usa l’Armageddon finanziario&quot;. Confindustria prevede un inizio di ripresa nella seconda metà 2009, ma 500mila posti in meno e Pil al -3,5%. G20:<strong> <a href="/a.pic1?ID=339286">Londra blinda le banche</a></strong>. Battere la crisi:<strong><a href="/a.pic1?ID=339288"> </a><a href="/a.pic1?ID=339288">l'imprenditore</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=339289">il banchiere</a></strong>,<strong> <a href="/a.pic1?ID=339290">il gestore di fondi</a></strong>, <strong><a href="/a.pic1?ID=339468">il banchiere</a></strong>

Roma - a ripresa dell’economia italiana potrebbe incominciare già dalla seconda metà del 2009, dopo una forte flessione del Pil concentrata fra l’ultimo trimestre del 2008 e il primo semestre di quest’anno. Lo prevede il Centro studi della Confindustria, e lo scenario trova una qualche conferma nelle pur prudentissime parole di Giulio Tremonti: «Ci sono dei piccoli segnali che non sono più negativi, come in gennaio - dice il ministro dell’Economia al Forum Confagricoltura di Taormina - : è realismo, ma da qui a dire che è ottimismo, questo no».

«È troppo presto per fare valutazioni - aggiunge Tremonti - tuttavia per l’Italia alcuni piccoli segnali mensili non vanno verso il basso: il traffico postale, quello autostradale e la quantità di export che si muove nei porti indicano la fine della caduta». Il ministro osserva che il rischio di un «Armageddon finanziario in America è stato evitato». Ricorda quindi che «per l’economia reale l’Italia ha fatto più degli altri Paesi. Se saranno necessarie altre risorse le troveremo, ma non prima che ce ne sia bisogno perchè il posto giusto dei soldi è nelle tasche dei cittadini». Tremonti annuncia inoltre che il governo introdurrà per decreto il «federalismo demaniale», restituendo i beni ai territori a cui appartengono.

Le stime della Confindustria descrivono uno scenario compatibile con con le parole del ministro: recessione forte nell’immediato, ma più breve nella durata. La perdita effettiva del posto di lavoro dovrebbe riguardare circa mezzo milione di persone, anzichè gli 867 mila ipotizzati dall’Istat. Al forte calo del Pil di quest’anno (-3,5%) si contrappone il ritorno al segno positivo (+0,8%) nel 2010 grazie al rilancio delle esportazioni , alla ripresa degli investimenti e all’incremento dei consumi delle famiglie. L’occupazione reagirà nella seconda parte del 2010. Il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ricorda però che in recessione «le previsioni sono opinabili e - aggiunge polemico - alcuni sembrano compiacersi del peggio: consiglio cautela», conclude, ricordando che un tasso di disoccupazione al 9% è «molto al di sotto del 12,3% registrato nel ’97».