MA CRISTO NON HA COLORE

Non tradite mai. Quando i temi sono veri, reali, forti, la famiglia del Giornale c’è. Magari anche per dire che non è d’accordo in tutto o in niente con noi. Sapendo quella che è la legge di questo Giornale e di queste pagine: abbiamo le nostre idee, non le nascondiamo, quando serve le urliamo, non facciamo finta di essere super partes, ma diamo sempre spazio anche a tutti coloro che non la pensano come noi. Anche e soprattutto a chi la pensa all’opposto da noi, perchè i lettori possano farsi un’idea. Fedeli, come sempre, a due leggi che sono la nostra bussola: il volterriano «non sono d’accordo con la tua idea, ma sono disposto a morire perchè tu possa esprimerla» e quella che non ci interessa chi dice una cosa, nè il colore della sua maglietta, ma cosa dice.
Quindi, si diceva, sui temi veri ci siete sempre. E ci siete stati tantissimo - con lettere, mail e con una valanga di telefonate - sulle minacce a monsignor Bagnasco e sul rifiuto del consiglio comunale di Genova di esprimergli solidarietà. Ieri, in provincia, si è andati vicino al bis e la rissa verbale fra Rifondazione e Udeur è il sintomo di un’Unione sempre più disunita, a Roma come a Genova, e delle enormi differenze dello schieramento che appoggia Marta Vincenzi e Alessandro Repetto. Se litigano così in piena campagna elettorale, sui più seri e vitali dei temi, quelli etici, cosa faranno una volta che saranno al governo?
Ma, a questo punto, mi rendo conto che sto cadendo in quello che è il vero rischio di tutta questa vicenda. Di trasformare una battaglia sui principi, sui valori, sulla vita, sul senso dell’uomo e dell’umanità, persino su Dio, in un teatrino politico. Se è vero che il centrodestra ha difeso sempre e comunque la famiglia in questo frangente genovese e ligure e che i segnali più sconfortanti sono venuti dalla durezza della sinistra radicale dell’Unione e dal vergognoso silenzio e acquiescenza dei sedicenti moderati del centrosinistra, è vero che questa storia non è politica. É vero che Cristo non ha colore. Che non vota alle amministrative e che il suo messaggio è universale.
E quindi il vero rischio è quello di trasformare - nostro malgrado, perchè poi i voti nelle aule, le parole e i comportamenti sono un fatto oggettivo - una battaglia altissima nel solito scontro politico di tutti i giorni. Le lettere di Riccardo Ferro e, soprattutto, quella di Paola Fanzio, che potete leggere all’interno, non parlano di Bagnasco. Parlano del caso Odifreddi e di come si propagandi (legittimamente) l’ateismo con il bollino del Comune (e questo, magari, è - come dire? - un po’ più curioso). Il loro allarme è il nostro allarme: «Far diventare la battaglia della cultura e della fede una battaglia fortemente politicizzata rischierebbe di fare il gioco degli avversari».
Ogni posizione e ogni idea sui Dico è più che lecita. Quello che è meno lecito è che ci siano politici, di ogni colore, che si dicono cattolici, che si riempiono la bocca della loro fede, addirittura proponendosi come i campioni del cristianesimo in politica, e che poi non facciano seguire comportamenti conseguenti ai loro proclami.
Perchè, se le cose vanno avanti così, se i toni continueranno ad essere questi, la vera colpa dell’Unione sarà quella di far dire a molti che Gesù è della Casa delle libertà (ma, ovviamente, varrebbe lo stesso discorso se Cristo venisse arruolato nel centrosinistra). E questa sarebbe la sconfitta più grande. Per tutti.