Cronache di guerra civile con le brigate nere in fuga

Per celebrare il 25 aprile, quest'anno ho voluto vedere di persona i luoghi dello sbarco in Normandia, la regione francese dove il 6 giugno 1944 si è svolta una delle battaglie decisive della Seconda Guerra Mondiale. Non c'è concordanza di date fra l'anniversario della nostra Liberazione e il «D -Day» che ha determinato le sorti del conflitto. Dal punto di vista storico non sfugge tuttavia la stretta connessione fra i due avvenimenti: in Italia non ci sarebbe stata Liberazione dal nazifascismo senza preventivo sbarco Alleato in Normandia. Per chi ha vissuto - anche soltanto come partecipazione storica - le vicende della Guerra Mondiale, andare almeno una volta in Normandia significa assolvere una specie di pellegrinaggio.
Omaha Beach è stato uno dei punti, il più sanguinoso, dello sbarco alleato. Nel locale cimitero di guerra (un parco solenne e grandioso disseminato di croci bianche perfettamente allineate) giacciono i resti di 9.387 soldati: tutti con nominativi, gradi militari luoghi di provenienza, anche nomi di evidente origine italiana. 397 le salme ignote. I luoghi in cui si è combattuto sono ricordati con monumenti e musei (da vedere il Musée du débarquement di Arromanches). Paesaggio della costa; mi è capitata una rara giornata di sole con un Mare Atlantico che ricordava più il litorale di Rimini che le paurose tempeste che hanno flagellato i giorni della battaglia, al punto di mandare in pezzi il porto artificiale predisposto per facilitare l'accesso di uomini e mezzi e di cui ancora si vedono alcuni resti.
Difficile pertanto rendersi conto dell'immane tragedia che ai primi di giugno di 64 anni fa si è svolta su quella spiaggia ormai oggetto di attrazione turistica: mezzi da sbarco inesorabilmente falciati dal fuoco nemico, soldati aggrappati a rottami e ripari di fortuna. Il Normandy American Cemetery è oggi frequentato da composte comitive provenienti da ogni parte del mondo. Ho notato molti giovani, in particolare ragazze. Nessuno schiamazzo, parole sottovoce pronunciate in idiomi diversi.
Su una terrazza appositamente costruita, è sistemato un tavolo che orienta il visitatore; vi figura il celeberrimo Pointe du Hoc, la scogliera presa d'assalto dai Rangers dotati unicamente di armamento leggero e materiale da guastatori al fine di rendere inoffensivi i pezzi di artiglieria fortificati quasi per niente danneggiati dagli intensi bombardamenti navali che hanno anticipato lo sbarco. Ai genovesi in particolare apparirà evidente l'architettura di dette fortificazioni: del tutto simile alle casematte (per fortuna forse mai usate) ancora visibili sulle alture da Nervi a Quarto. Sul tavolo scolpiti nella pietra appaiono nomi di località, villaggi, case sparse entrati nella storia del D-Day. Per molti è soltanto occasione di sguardi fugaci; ma non per tutti. Mi colpisce l'atteggiamento di una giovane che per età potrebbe essermi figlia. Ha una mano sul cuore e l'altra posata su un punto particolare; il suo sguardo sembra perso in direzione del mare. La mia curiosità di giornalista mi spingerebbe ad avvicinarmi, a cogliere testimonianze sicuramente preziose. All'ultimo momento mi ritraggo; la mia potrebbe sembrare indelicata intrusione. Me ne rimane tuttavia il rimpianto.
Il mio viaggio organizzato in Francia riprende, come da rigoroso programma. Nuovi posti da vedere, valigie scaricate e ricaricate sull'autobus, lunghi tragitti tra un albergo a l'altro. Non riesco tuttavia a scordare l'atteggiamento della ragazza, soprattutto il suo sguardo che sembrava alla spasmodica ricerca di qualcosa in particolare. Figliola, nipote, discendente di uno dei tanti soldati inchiodati a Omaha Beach che hanno rivolto l'ultimo sguardo verso la riva prima di morire? Mi piace pensare che, fra i tanti, la giovane particolarmente sensibile ne abbia infine riconosciuto uno in particolare. Eccessiva fantasia? Come quella di chi sostiene che nelle nottate di burrasca, nell'ululato del vento, nel cimitero si possono distinguere lamenti e imprecazioni con assonanze di lingua appartenente a vincitori e vinti.
Gli eroi di Omaha Beach entrati nella leggenda ancora ci ricordano le follie della guerra; il loro monito ancora pesa su tutti noi.