New York come nel '77: così rinacque dal caos

Blackout, come una citazione, come un piccolo remake, come un gioco di cabala o uno sberleffo del destino. Blackout come quarantadue anni fa. È la stessa notte di allora, quella tra il 14 e il 15 luglio. New York di nuovo a luci spente, con le metropolitane bloccate, gli ascensori fermi, il concerto di Jennifer Lopez al Madison Square Garden rinviato e l'Upper West Side di Manhattan che con calma e senza troppa confusione ritrova il fascino delle candele. C'è sempre un Cuomo sulla scena, Andrew, il governatore, figlio di Mario. Solo che questa volta il nero dura solo tre ore e non cambia il destino della città che non dorme mai.

L'altro, il grande blackout del '77, è un'altra storia. È quella raccontata da Garth Risk Hallberg qualche anno fa in City on Fire. New York è per illusionisti e prestigiatori. È per chi disegna fuochi d'artificio e se la perdi ti viene nostalgia. Ma per sognarla devi spegnerne le luci. Due lunghi giorni senza luce, come una follia, come una coperta di paura o come un carnevale. A Brooklyn, Harlem e nelle strade del South Bronx non c'era più legge. Rapine, saccheggi, automobili che cambiavano padrone e poi 3776 arresti, 1037 incendi e cene a lume di candela. Nel Greenwich Village invece la notte fu bianca, come l'esplosione di un sogno, si cantò e ballò senza sosta, sotto incantesimo. Qualcuno pensò che quel blackout fosse la fine, l'apocalisse. C'è chi pensò che la Grande Mela semplicemente fosse in bolletta. Fallita. Ma il buio mischia le carte. È una scommessa, un confine, un'avventura, un modo per perdersi e ritrovarsi. Il buio sospende le cose, riannoda i fili, recupera il tempo perduto. Il buio scova nuove energie che si muovono dalla periferia e conquistano il centro. È l'America di Jimmy Carter, il presidente che vendeva noccioline, Mario Cuomo si prepara a fare il sindaco e un serial killer che va in giro ad ammazzare ragazze bionde. Si chiama David Berkowitz, detto «Sam». La chiameranno così: l'estate di Sam. I ragazzi dei ghetti entrano nei negozi di musica e rubano chitarre e amplificatori. Li usano per dare una colonna sonora inedita alla città. La musica esplode, come un rumore bianco. È punk. È No Wave. È rap. È hip hop. È un pazzo disordine, una rivoluzione culturale. È anche l'ultimo atto vandalico prima dell'arrivo del sindaco Giuliani e della tolleranza zero. Quella notte New York getta le basi per la sua rinascita, in uno strano equilibrio di legge e caos.