Allarme infezioni ospedaliere, in Italia 7800 morti l’anno

Sono oltre mezzo milione gli italiani colpiti ogni anno da infezioni ospedaliere. La probabilità di contrarle durante un ricovero ospedaliero è dell’6%. Dati che pongono l’Italia all’ultimo posto in Europa

È allarme infezioni ospedaliere in Italia, un fenomeno che causa quasi 8 mila morti l’anno. Il dato fa del nostro Paese il fanalino di coda in Europa. Un primato certo non confortante che ha convinto i rappresentanti di politica, sanità e aziende a dare vita a un’alleanza per invertire la rotta e fissare un obiettivo concreto: ridurre i casi del 30%. Il tutto attraverso un documento programmatico messo a punto in occasione del «Focus sulla prevenzione delle infezioni ospedaliere». Un appuntamento organizzato da «Motore Sanità», con il patrocinio di Senato della Repubblica, Conferenza delle Regioni e delle Province autonome, della Fimmg, dell'Istituto superiore di sanità e della Sifo e con il contributo incondizionato di 3M.«I dati ci confermano la gravità del fenomeno. Le infezioni da germi multiresistenti in Europa sono 670.000 l’anno di cui 200.000 solo in Italia. I morti a causa di infezioni da germi resistenti sono oltre 10.000 l’anno su un totale di 30.000 in Europa», spiega Mariella Mainolfi, direttore comunicazione e informazione del Ministero della Salute.

Secondo i dati forniti dallo European Centre for Disease prevention and Control (ECDC), il fenomeno delle infezioni correlate all'assistenza avrebbe causato lo scorso anno in Italia 7.800 decessi, con una probabilità di contrarre infezioni durante un ricovero ospedaliero pari al 6%. Per dare un’idea le vittime degli incidenti stradali nel nostro Paese nello stesso periodo sono state 3.419. Complessivamente parliamo di 530.000 casi di infezioni all'anno: un dato che pone il nostro Paese ultimo in Europa. Altro problema è quello dell’uso sbagliato degli antibiotici. «L'Italia è il Paese insieme alla Grecia che è risultato essere il Paese Ue in cui le infezioni da batteri antibiotico-resistenti (AMR) hanno il maggior impatto sulla salute della popolazione»: ha spiegato Alessandro Cassini (Infection Prevetion and control global Unit dell'OMS, Organizzazione mondiale della sanità). «L'impatto sulla salute Ue delle infezioni da batteri antibiotico resistenti è paragonabile a quello cumulato di Hiv, tubercolosi e influenza. Lo studio ha anche stimato che tra il 2007 e il 2015, il numero di morti dovuti all'AMR è più che raddoppiato, mentre in Italia è più che triplicato». Esistono, comunque, esperienze virtuose come quelle dell'Emilia Romagna che, da 20 anni, ha attivato interventi per contrastare le infezioni correlazioni all'assistenza (ICA) e del Veneto che è in prima linea grazie a un programma elettronico per mantenere sotto controllo le infezioni antibioticoresistenti.Il protocollo delle buone pratiche da adottare si base su due parole chiave: sorveglianza e controllo.

Quindi lavaggio delle mani, un sistema di prevenzione rafforzato lungo tutto il percorso assistenziale, partendo «da una sicura e certificata sterilizzazione dello strumentario chirurgico, da un’ottima preparazione del campo operatorio e sistemi di barriera, dal riscaldamento del paziente durante l’operazione chirurgica, dall’uso di medicazioni in grado di tenere sotto controllo eventuali infezioni», scrive 3M. Pratiche fondamentali per contrastare quanto più possibile quella che, numeri alla mano, appare davvero come un’emergenza di cui si parla troppo poco.