Anziani in vacanza senza fare i Superman

Il movimento fa bene e riduce il rischio di malattie ma non bisogna lasciarsi andare a sfide pericolose

di Luigi Cucchi

Con l'arrivo delle vacanze estive molti anziani sono catturati da un irrefrenabile desiderio di mobilità e di attività fisica. Si cimentano in sfide non certo adeguate alle loro limitate risorse. Vogliono giocare con le onde anche quando il mare è in burrasca, uscire in barca a vela durante un temporale con tuoni e fulmini, risalire il Sassello in bicicletta rischiando di essere travolti dalle auto, andare a cavallo al galoppo, nuotare per miglia, inerpicarsi sulle cime alpine ricordando le imprese della regina Margherita di Savoia. Dimenticando che quando la regale alpinista saliva in Valle d'Aosta sulle vette del Grand Jurasse, nel 1883, di anni ne aveva solo 32 e poco più di 40 quando, nel 1893, raggiunse sopra Gressoney la cime Gniffetti a quota 4.554 metri (dal nome del parroco di Alagna che per primo le risalì) per inaugurare il rifugio a lei dedicato. Il giovanilismo esasperato, l'attività fisica eccessiva, senza adeguata preparazione, il voler cimentarsi in imprese confidando sempre nella propria resistenza psico-fisica, provoca danni e non benefici.

Indubbiamente, l'organismo umano non è nato per l'inattività. Una regolare attività fisica, soprattutto di intensità moderata, contribuisce a migliorare tutti gli aspetti della qualità della vita. L'esercizio deve essere però preparato con allenamenti anche durante l'inverno. In Italia il 30% degli adulti tra 18 e 69 anni svolge, nella vita quotidiana, meno attività fisica di quanto è raccomandato. In particolare, il rischio di sedentarietà aumenta con il progredire dell'età, ed è maggiore tra le persone con basso livello d'istruzione e difficoltà economiche. La situazione è migliore nelle regioni del Nord Italia, ma peggiora nelle regioni meridionali.

Nel 2010, in Italia, il 38% della popolazione ha dichiarato di non praticare, nella vita quotidiana, sport o altre forme di attività fisica. Come in altri Paesi europei, l'attività motoria degli italiani è diminuita con i grandi cambiamenti del lavoro e dell'organizzazione. Da una parte lo sviluppo dell'automazione, anche nel lavoro domestico, e il deprezzamento sociale del lavoro manuale, dall'altra la dominanza del trasporto motorizzato e la riduzione di spazi e sicurezza per pedoni e ciclisti. Assieme a questi fattori, si sono sempre più ristretti gli spazi per il gioco libero dei bambini e gli sport spontanei e di squadra. Giocano un ruolo negativo i modelli genitoriali. Muoversi quotidianamente produce effetti positivi anche sulla psiche. Gli studi scientifici lo confermano: l'attività fisica migliora la tolleranza al glucosio, previene l'ipercolesterolemia e l'ipertensione, riduce i livelli della pressione arteriosa. Diminuisce, inoltre, il rischio di sviluppo di malattie cardiache e di diversi tumori, come quelli del colon e del seno. Previene l'osteoporosi e riduce il rischio di fratture. L'ansia lo stress e la depressione si combattano anche con il movimento. Nei giovani l'attivita fisica e quella sportiva allontanano comportamenti a rischio come l'uso di tabacco, alcol, diete non sane e atteggiamenti violenti, favorendo il benessere psicologico attraverso lo sviluppo dell'autostima, dell'autonomia.

La terza età è una fase attiva della vita e la longevità richiede un'attenta manutenzione del nostro organismo. L'immobilità fa aumentare il peso, ci rende meno lucidi e reattivi, rende più rigide le nostre articolazioni, riducendo ulteriormente la nostra voglia e la nostra capacità di movimento. Quello in acqua è utile e poco dispendioso perché il peso viene scaricato, e possiamo muoverci con piccoli movimenti naturali e dolci delle braccia e delle gambe. Se poi vogliamo riposare basta girarci sul dorso e galleggiare per qualche minuto. Ricordiamoci che il sonno e il riposo sono fondamentali per il nostro equilibrio.