Il banchiere del crac si dà allo shopping

Via Montenapoleone. Un distinto signore di quasi 80 anni va a spasso con la moglie per il quadrilatero milanese della moda in un'afosa mattinata di fine giugno. Qualcuno lo nota, lo riconosce e «posta» due foto su Facebook che, nel giro di pochi minuti, vengono riprese dai giornali on line scatenando commenti e indignazione. Perché quell'anziano signore si chiama Gianni Zonin e per diciannove anni, fino a novembre 2015, è stato il dominus della Popolare di Vicenza. L'istituto che insieme a Veneto Banca è finito in liquidazione coatta.

L'ex presidente della Vicenza ha qualche guaio con la giustizia. È indagato a Vicenza per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza. La stessa banca ha chiesto a lui e ad altri 31 ex dirigenti di risarcire 2 miliardi. Ed è stato multato dalla Consob (370mila euro) per illeciti nella vendita di azioni alla clientela. Ma oggi Zonin è un uomo libero, può andare dove vuole. Anche a fare shopping nel quadrilatero milanese, sebbene risulti quasi «nullatenente»: dal 20 gennaio 2016 aziende e vigne della Zonin 1821 appartengono ai tre figli. Nove tenute in Italia, per 2mila ettari coltivati a vite, una in Virginia, negli Usai. Tutto intestato agli eredi con un passaggio generazionale che sicuramente era stato già previsto in tempi non sospetti, ma di certo lo ha messo al riparo dalle tempeste giudiziarie. Il punto è l'opportunità di farsi vedere in una delle strade più esclusive d'Italia quando il crac della sua banca è ancora caldo: lunedì le due ex popolari venete hanno aperto sotto le insegne di Intesa a spese dei contribuenti (17 miliardi). E il prezzo da pagare sarà durissimo, dovranno chiudere 600 filiali. Mentre oltre 210mila soci hanno visto andare in fumo i risparmi di una vita.

L'anno scorso, in agosto, Zonin è stato visto con la moglie Silvana Zuffellato a Panarea, la più luccicante delle sette Eolie. Da evitare se non si vuole dare nell'occhio. E infatti anche in quel caso venne riconosciuto sulla spiaggia degli Zimmari da un socio della banca che, avendo perso tutto nel crac, si è avvicinato per ottenere qualche spiegazione. La strada gli è stata sbarrata dalla signora Silvana che ha bloccato l'intruso rimproverandolo: «Non ci lasciate mai in pace?». Basterebbe restarsene per un po' al fresco della villa in provincia di Udine, a Ca' Vescovo, a due passi dalla laguna di Grado e dal campanile romanico di Aquileia. Una tenuta trasformata in fortezza, con siepi alte tre metri, telecamere, vetri anti sfondamento. L'esilio perfetto, al riparo da telefonini e da obbligazionisti molesti.

Commenti
Ritratto di Roberto_70

Roberto_70

Gio, 29/06/2017 - 10:48

Cosa volete commentare, i furbi sono sempre gli stessi, basta avere le spalle ben coperte.

marco.olt

Gio, 29/06/2017 - 13:12

Nel USA certi elementi li condannano all'ergastolo, in Italianistan si godono i milioni messi in cassaforte (quella propria)