Benevento, la moglie muore di Sla e lui ipoteca la casa per finanziare la ricerca

La donazione permetterà di continuare gli studi sulla biomolecola RNS60, che al momento sembra dare esiti positivi per contrastare il decorso neurodegenerativo

Un gesto da libro Cuore quello effettuato da un commercialista di Benevento, Lorenzo Capossela, che ha deciso di ipotecare la sua casa per finanziare la ricerca contro una grave malattia: la Sla. L’uomo, toccato personalmente da una vicenda straziante, si è dato anima e corpo ad un progetto umanitario, mettendo in gioco anche i suoi beni personali. La Sla (Sclerosi laterale amiotrofica) aveva colpito anche su moglie, deceduta lo scorso mese di aprile nell’azienda ospedaliera universitaria di Novara, dove era in cura da tempo. Il finanziamento permetterà di continuare gli studi sulla biomolecola RNS60, che al momento sembra dare esiti positivi per contrastare il decorso neurodegenerativo.

La donazione del commercialista è emersa durante un incontro al quale la Fondazione Bpn ha raccontato i particolari della ricerca. A questo progetto ideato per trovare una cura per questa malattia partecipa anche il Massachusetts General Hospital dell'Università americana di Harvard. L’uomo ha spiegato di non sentirsi un eroe, ma di aver fatto un gesto per il quale spera che altri possano ottenere grandi benefici, sebbene tra questi non potrà esserci la moglie.

Il paziente affetto da Sla soffre di una degenerazione progressiva del motoneurone centrale e periferico, con un decorso del tutto imprevedibile e differente da soggetto a soggetto, con esiti disastrosi per la qualità di vita oltre che sulla sua sopravvivenza. Le conseguenze di questa malattia sono la perdita progressiva e irreversibile della normale capacità di deglutizione (disfagia), dell’articolazione della parola (disartria) e del controllo dei muscoli scheletrici, con una paralisi che può avere un’estensione variabile, fino ad arrivare alla compromissione dei muscoli respiratori, quindi alla necessità di ventilazione assistita e in seguito alla morte.

Si tratta di una patologia rara (incidenza: 1-3 casi ogni 100mila individui all’anno) e, nella quasi totalità dei casi, sporadica (le forme familiari sono circa il 10% del totale dei pazienti). Verosimilmente si tratta di una malattia ad origine multifattoriale; attualmente le ipotesi più accreditate per spiegare la degenerazione neuronale sono due: un danno di tipo eccitotossico, dovuto ad un eccesso di glutammato, e un danno di tipo ossidativo, dovuto ad uno squilibrio tra sostanze ossidanti e sostanze riducenti nel microambiente che circonda i motoneuroni colpiti. I primi segni della malattia compaiono quando i motoneuroni superstiti non sono più in grado di compensare la perdita progressiva degli altri. Arrivando così ad una perdita progressiva di forza muscolare con risparmio, nella maggior parte dei casi, delle funzioni cognitive, sensoriali, sessuali e sfinteriali (intestinali e vescicali).

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