Brexit in americano si scrive Trump

Trump e l'asse con Londra

Quando si scriverà la storia di questo 2016 e di quel che accadde, la «big picture» prevarrà sui piccoli fatti: i popoli di lingua inglese escono dall'Europa e la lasciano alla sua sorte di continente terragnolo, lontano dalla grande alleanza delle vele e dell'oceano. Diceva Winston Churchill: «Noi siamo favorevoli a una comunità europea. Siamo con l'Europa, ma non siamo in Europa. Associati sì, assorbiti no. Se dobbiamo scegliere tra terraferma e mare, scegliamo il mare. Se devo scegliere se parlare con De Gaulle (il leader francese) o con il presidente americano Roosevelt, scelgo Roosevelt».

Perché si avveri una nuova super alleanza anglo-americana si deve dare per scontato ciò che scontato non è: che vinca l'isolazionista Donald Trump contro il candidato della «vecchia scuola» Hillary Clinton. Una vecchia scuola fondata sullo stretto legame sia con gli alleati che con gli ex nemici delle due guerre mondiali del secolo scorso e in funzione comunque antirussa. Quando Trump è volato a sorpresa a visitare i suoi campi da golf in Scozia, ha assunto nell'ostilità generale degli scozzesi - una posizione antieuropea: non gridata, ma chiara. Ha detto di aver declinato un invito di Cameron a Londra perché sarebbe stato tempo perso. Parole impopolari perché la Scozia vuole restare in Europa e chiede ormai un referendum separatista definitivo dall'Inghilterra.

Poiché non sappiamo ancora che cosa succederà a novembre con le elezioni, possiamo soltanto cercare di interpretare i segnali più importanti. Il primo: Trump è a corto di soldi, costretto a spendere i propri anche dopo aver annunciato di voler passare alla fase due in cui dovrebbero essere i suoi sostenitori a pagare.

Ma i sostenitori che contano, quelli che mettono insieme regali da cinquanta e più milioni attraverso i cosiddetti Pac, non aprono il portafoglio. E Trump va avanti con i soldi spiccioli che gli regalano i suoi elettori, un po' come ha sempre fatto Bernie Sanders, più - naturalmente molti suoi. Questa situazione provoca una crepa nella fiducia per il candidato che deve dimostrare di poter conquistare molto consenso nelle primarie, di avere molte riserve auree in cassaforte e il convinto sostegno di una parte della stampa e della televisione che contano. Il paradosso è che il miliardario Trump non ha altri soldi da spendere che i propri. Inoltre, come abbiamo detto, ha accumulato un forte dissenso in Scozia, la patria dei suoi avi, dove gli hanno tappezzato la strada con bandiere messicane, in segno di disprezzo per il progetto del muro contro il Messico.

Ma altri elementi lo fanno invece trovare in sintonia con i cambiamenti epocali di questi anni: il suo elettorato non è colto né giovane, esattamente come né colto né giovane è l'elettorato inglese che ha determinato la vittoria contro l'Europa e i poteri consolidati. Gli Stati Uniti visti da Trump non sono troppo diversi dalla Gran Bretagna vista dai separatisti antieuropei.

Altro elemento di incrinatura con la politica tradizionale è la dichiarata (e reciproca) simpatia di Trump per Vladimir Putin: «È stato carino con me. Ha detto cose very nice, molto gentili. Lo inviterò subito alla Casa Bianca». Putin, da parte sua, gongola per avere finalmente di fronte un potenziale presidente da prendere a pacche sulle spalle: «Trump è un personaggio di colore ma anche di una grande saggezza», ha detto. Gli americani che andranno a votare a novembre per lo più ignorano tutto sulla Guerra fredda finita formalmente un quarto di secolo fa e non hanno nel Dna un'avversione preconcetta contro i russi in quanto tali, comunisti o post comunisti che siano. Il clima americano sta passando rapidamente dalla costernazione di facciata per la Brexit alla sensazione di una grande opportunità da cogliere al volo: l'Inghilterra non è soltanto una nazione sorella da cui ci divide, come diceva Bernard Show, soltanto la lingua comune. L'Inghilterra è sentita sempre più come l'antica madrepatria da cui tutti proveniamo e che tutti ci lega. Non come una nazione europea dove il diametro delle ciliegie è prescritto da Bruxelles. Di qui la battuta, ma anche il sogno proibito, che circola per i blog e i giornali: andiamocene dall'Europa, noi popoli di lingua inglese e lasciamo gli europei per la prima volta a sbrigarsela da soli.

Commenti
Ritratto di Gianfranco Robert Porelli

Gianfranco Robe...

Mer, 29/06/2016 - 11:59

L'elettorato "colto e giovane" sarebbe quello dei pecoroni pilotati dai mass-media? Ricordo che la Russia ha venduto l'Alasca agli USA, per dire delle storiche e fattive relazioni tra i due Stati. Ora, invece di guardare alla "guerra fredda" che non ha fatto morti, si guardi alla sanguinosa seconda guerra mondiale, per cui i Russi hanno salvato l'Europa dal fascismo.

ilario1961

Mer, 29/06/2016 - 15:28

Nazional-socialismo, fascismo era quello Italiano, che valeva dal punto di vista ideologico, ma pratico... molto poco, penso che varrebbe la pena di creare un neologismo, telefonino-diretti... neanche bisogno di impiantare un cip nel cervello, cavo nel telefonino collegato via auricolare direttamente con i pochi neuroni ancora attivi