Bruciò viva la moglie, condannato a 30 anni un sottufficiale

La tragedia familiare si è consumata il 9 novembre del 2009 a Giarre, nel Catanese. Nel rogo rimasero lievemente ustionati i due figli di 3 anni

Bruciò viva la moglie e, nel rogo, rimasero lievemente ustionati anche i due figli gemelli di 3 anni. È stata condannato a 30 anni di prigione Salvatore Capone, il sottufficiale dell'Aeronautica militare. La tragedia familiare si è consumata il 9 novembre del 2009 a Giarre, nel Catanese. La donna, Maria Rita Russo, era un insegnante di scuola materna. Capone le diede fuoco dopo averle versato addosso benzina e alcool.

L'agonia della vittima in ospedale durò 10 giorni. Poi morì a causa delle gravi ustioni riportate.

Il verdetto è dei giudici della Corte d'Assise d'Appello di Catania (presidente Antonio Giurato, a latere Ciarcià), ed è arrivato dopo la decisione della Cassazione che aveva annullato con rinvio la sentenza di condanna contro il militare in relazione all'aggravante della premeditazione, che oggi invece è stata riconosciuta.

In primo grado, in abbreviato, l'imputato era stato condannato all'ergastolo per omicidio aggravato dalla premeditazione e duplice tentato omicidio dei due figli: in appello, invece, nel febbraio del 2013, gli erano stati inflitti 30 anni, in quanto era stata ritenuta insussistente la desistenza volontaria del tentato omicidio dei bambini.