Cade in uno stagno e va in coma. Bimbo di 2 anni salvato al Meyer

Un bambino umbro, di due anni, cade in uno stagno e finisce in coma. Lo salvano i medici dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze ricorrendo alla procedura dell'Ecmo.

Cade nello stagno e finisce in coma. Un bambino di due anni ha rischiato di morire per annegamento a seguito di una malaugurata caduta in un pantano. A salvargli la vita, sono stati i medici dell'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze che, mediante una particolare tecnica di ossigenazione extracorporea, sono riusciti a scongiurare il peggio.

Stava giocando accanto ad un stagno quando ha perso l'equilibrio e ci è finito dentro. È iniziata così la tragica disavventura di un bambino umbro che, qualche settimana fa, ha rischiato di morire per annegamento. Durante il tonfo, i suoi polmoni hanno inglobato tantissima acqua, troppa per consentire ad una creautura così piccola di reagire. In men che non si dica, infatti, il bambino ha perso i sensi fino a sprofondare in uno stato d'incoscienza quasi fatale. I genitori hanno allertato tempestivamente il 118 ma, al personale paramedico che lo ha soccorso in loco, la situazione era apparsa così compromessa da optare per il trasporto in elicottero presso l'Ospedale Pediatrico Meyer di Firenze. Raggiunta la struttura d'eccellenza del capoluogo toscano, il bambino è stato affidato alle cure di anestiti e rianimatori esperti e risoluti.

Data la grave insufficienza cardio-respiratoria da cui il piccolo era affetto, i sanitari hanno deciso di ricorrere all'Ecmo, una procedura salvavita di ossigenazione extracorporea che consente di ripristinare i normali parametri vitali senza sottoporre a sforzo cuore e polmoni. E, per fortuna, la scelta si è rivelata più che proficua.

Il bambino ora sta bene e, tra pochi giorni, potrà tornare a casa dal suo fratellino. Lo ha riferito, quest'oggi, Manuela L'Erario, responsabile di anestesia e rianimazione del Meyer: “Quando si è ripreso lentamente dal coma, per tutti noi, è stato un momento di grande gioia. - afferma – Abbiamo condiviso momenti drammatici coi genitori ma, assieme a loro, non abbiamo mai perso la speranza. Sentire la mamma dire 'è tornato il mio bambino di prima' mi rasserena ulteriormente.”.