Caporalato a Bisceglie: tre arresti

Braccianti costretti a lavorare in condizioni disumane per 14 ore consecutive

La Guardia di Finanza ha messo agli arresti domiciliari la "caporale" Maria Macchia, Bernardino Pedone e Massimo dell'Orco rispettivamente amministratore e addetto alla contabilità dell'azienda agricola Extrafrutta di Bisceglie. I tre - assieme a 4 famigliari della donna che raccoglievano il denaro dai braccianti e a cui è stato notificato l'obbligo di dimora - sono accusati di associazione a delinquere, estorsione, truffa ai danni dell'Inps e autoriciclaggio.

L'indagine è partite in seguito a numerose segnalazioni anonime di lavoratori ed ha monitorato circa duemila operai. Questi lavoravano fino a 14 ore consecutive sotto teloni con temperature elevate, ricevendo un compenso pari a 2,50 euro l'ora. Dagli stessi si pretendeva inoltre che consegnassero giornalmente al caporale 2 euro.

Non solo sfruttati, i braccianti erano istruiti da Maria Macchia - meglio nota come Marisa - su come e cosa rispondere in caso di controlli delle Fiamme Gialle. Essi ricevevano dei bigliettini promemoria, dovevano dichiarare di lavorare 6 ore al giorno e non riferire che le corrispondevano una percentuale - quella che gli inquirenti non hanno esitato a definire tangente - sul guadagno già di per sé molto basso.

Dagli accertamenti coordinati dal pm Ettore Cardinali è emerso che numerose buste paga erano inferiori rispetto alle prestazioni effettuate. Altre, invece, erano chiaramente gonfiate. L'imprenditore riceveva la differenza in contanti e così pagava in nero altri lavoratori, soprattutto pensionati e persone con doppio impiego.

I braccianti - prevalentemente donne e tutti italiani - venivano reclutati nei territori di Mola di Bari, Noicattaro, Rutigliano e Conversano. I bus diretti verso i campi di uva e di ciliegie della regione partivano alle 3 del mattino. Scioccanti le testimonianze di chi quotidianamente faticava in condizioni disumane.

"Giungevo nei campi tramite un mezzo dell'azienda dopo essere partita da Mola di Bari attorno all'1.30. Lavoravo anche per 15 ore consecutive, sempre in piedi, con una breve pausa pranzo di soli 30 minuti" questo il racconto di una donna.

La magistratura barese ha dato l'avvio al sequestro di circa 1 milione di euro e l'azienda è stata sottoposta a controllo giudiziario. Le indagini proseguono.