Case popolari occupate dalla camorra per lo spaccio: arresti tra Napoli e Verona

Eseguita un'ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 29 soggetti ritenuti affiliati al clan camorristico dei “mariglianesi”, costola del clan napoletano dei Mazzarella, attivo in provincia di Napoli, tra Marigliano e i comuni vicini.

Avevano buttato fuori i legittimi assegnatari e ci avevano piazzato le famiglie che avevano deciso loro. Nelle case popolari dovevano abitarci gli uomini del clan, quelli che contribuivano allo spaccio di droga ad ogni ora del giorno e alle altre attività illecite gestite dalla cosca. Lo hanno disvelato le indagini dei carabinieri del Nucleo investigativo di Castello di Cisterna, che dalle prime di ore di questa mattina sono impegnati nell’operazione “Rinascita”. I militari dell’Arma stanno eseguendo, tra Napoli e il suo hinterland, Castel Volturno, Terni, Reggio Emilia, Ferrara, Verona e Bari, un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip di Napoli su richiesta della Dda partenopea a carico di 29 soggetti ritenuti affiliati al clan camorristico dei “mariglianesi”, costola del clan napoletano dei Mazzarella attiva in provincia di Napoli, tra Marigliano e i comuni vicini.

Il traffico di droga era il ‘core business’ della cosca. La vendita al dettaglio avveniva nei comuni di Marigliano e San Vitaliano: le piazze di spaccio erano state allestite dentro e fuori i palazzoni del rione 219, agglomerati di complessi abitativi di edilizia popolare. Nello spaccio le donne avevano un ruolo centrale e il clan si avvaleva di vedette arruolate nell'ambito delle stesse palazzine che aveva occupato. Le indagini, a cui hanno lavorato i militari dell’Arma diretti dal maggiore Michele D’Agosto, hanno permesso di far luce anche su due tentati omicidi, episodi in cui dei killer avevano tentato di ammazzare soggetti indesiderati, in un caso con una pistola, nell’altro con mazze da baseball. Chiarita anche la gambizzazione nei confronti di tre capi di piazze di spaccio che aveva opposto qualche resistenza nel versare la quota al clan. Oltre alla droga il clan traeva benefici economici dal racket. Diversi gli imprenditori rimasti vittima delle richieste estorsive dei “mariglianesi”. Gli uomini del clan pretendevano il pizzo da supermercati, pizzerie, imprese funebri e edili, venditori ambulanti e negozi di ogni genere. In un caso, un imprenditore che si era rifiutato di pagare era stato sequestrato, portato davanti ai capi, con la complicità della mamma del reggente dell’organizzazione camorristica. Tra i reati contestati agli indagati anche la detenzione illegale di armi e il favoreggiamento, per le “vedette”. Tutti aggravati da metodo e finalità mafiosi.