Caso Fortuna, Caputo: "Sono un ladro, non un assassino"

Dichiarazione spontanea dell'imputato nel processo per la morte della bimba al Parco Verde di Caivano. Le figlie dell'ex compagna lo incastrano: "Titò è un lupo cattivo"

Caso Fortuna Loffredo, parla l’imputato: “Sono un ladro, non sono un assassino”. Raimondo Caputo, alias Titò, l’uomo imputato per l’omicidio e i soprusi subiti dalla piccola al Parco Verde di Caivano, in provincia di Napoli, ha deciso di rendere dichiarazioni spontanee al termine dell’ultima udienza del processo.

Caputo, nella sua dichiarazione ai giudici della quinta sezione della corte d’Assise di Napoli, ha spiegato di essere completamente estraneo alle accuse e ha tirato in ballo la madre della piccola Fortuna, Mimma Guardato. L’imputato ha affermato che nello stesso momento in cui la bimba moriva, lui era in strada, insieme a sua figlia accompagnata a fare una passeggiata in bicicletta. E ha detto di essere stato visto in quegli istanti proprio dalla mamma della bimba.

Inoltre, come riporta la Repubblica di Napoli, Raimondo Caputo ha protestato ai giudici la sua innocenza in merito agli abusi sessuali di cui si sarebbe reso protagonista. E ha chiamato a testimoniare le sue stesse figlie che, secondo lui, possono giurare sulla rettitudine di loro padre. Ha ammesso di essere un ladro, ma ha rigettato le accuse che lo dipingono quale assassino di bambini.

Prima che Caputo decidesse di parlare ai giudici, erano state ascoltate le psicologhe e le educatrici della casa famiglia in cui erano state ospitate le figlie della sua ex compagna, Marianna Fabozzi, anche lei imputata nel processo. Le bimbe avevano confidato al personale della struttura, che sorge nella provincia di Napoli, che “Titò era un lupo”, come il personaggio cattivo delle fiabe. E che sarebbe stato lui a gettare nel vuoto la piccola Fortuna, in quel maledetto 24 giugno del 2014.