Caso di scabbia a Treviso, profilassi per i medici coinvolti

Diagnosticata la scabbia ad un giovane ghanese ospite della caserma Serena a Treviso: profilassi immediata per un intero reparto dell'ospedale

Caso di scabbia all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Disposta l'immediata profilassi per il personale sanitario entrato in contatto con il paziente portatore, un giovane originario del Ghana, ospitato alla caserma Serena, così da evitare la diffusione in reparto dell'infezione cutanea, altamente contagiosa. L'immigrato è stato condotto in ospedale per un forte rush cutaneo e problemi di circolazione. I medici che lo hanno visitato, insospettiti dalla presenza di un'importante irritazione con arrossamenti e prurito in varie parti del corpo, dopo un'attenta analisi gli avrebbero diagnosticato la scabbia.

Come riporta La Tribuna di Treviso, l'Usl 2 non conferma l'episodio ma, come da prassi in questi casi, è chiamata a inviare una segnalazione in Prefettura. Molto probabilmente, nelle prossime ore, si valuterà il da farsi. Non è esclusa un'operazione di disinfestazione all'interno della caserma che accoglie oltre 450 migranti. Trattandosi di un luogo ad alta concentrazione di persone, con dormitorio e servizi igienici in comune, potrebbe rendersi necessario un intervento per evitare la diffusione delllo Sarcoptes Scabiaei, responsabile della malattia. Dato che il microorganismo che si diffonde con grande facilità per contatto diretto della cute, sono fondamentali il lavaggio e la sterilizzazione di vestiti, lenzuola, materassi, asciugamani e altri oggetti dove si potrebbero depositare i parassiti e le loro uova.

Step successivo sarà il trattamento farmacologico di eventuali persone entrate in contatto con il giovane che sarebbe tutt'ora ricoverato in ospedale per seguire la terapia a base di pomate.

Commenti

Raoul Pontalti

Dom, 21/05/2017 - 17:49

Ma quale sterilizzazione somari! Basta il lavaggio in lavatrice a 75° gradi e anche meno oppure lasciare giacigli, biancheria, etc. alla temperatura dell'ambiente esterno in inverno per due giorni o per 4 giorni nelle altre stagioni: Sarcopes scabiei non resiste che per poche decine di ore senza il contatto con il corpo umano. L'infestione, fatta eccezione per gli indumenti scambiati e l'uso promiscuo di lenzuola e coperte, avviene esclusivamente per contatto diretto prolungato cute-cute (in pratica in Europa la scabbia è una malattia sessualmente trasmessa) e non con una stretta di mano. La sintomatologia scabbiosa va poi distinta da quella dovuta ad altre malattie dermatologiche prurigionose e in primis dalla cd falsa scabbia (o scabbia dei droghieri) dovuta ad acari ben diversi e tutti (Glycyphagus domesticus, Lepidoglyphus destructor, Acarus siro) saprofagi ma allergizzanti.

Raoul Pontalti

Dom, 21/05/2017 - 18:05

Ma dei sanitari che riescono a cuccarsi la scabbia da un paziente vanno licenziati dalle strutture di appartenenza e radiati dai rispettivi ordini e collegi professionali per manifesta incapacità nell'esecuzione in sicurezza delle manovre sanitarie diagnostiche e terapeutiche. E si badi bene che nel caso di scabbia non occorrono nemmeno guanti di gomma o rivestimenti particolari da indossare sopra il camice, basta semplicemente non masturbare (nel senso di manipolazione per tempo inutilmente prolungato) il paziente: il contatto fugace per auscultazioni, palpazioni, percussioni et similia non comporta affatto rischio di contagio. Eppure in Italia non è affatto rara l'infestione di sanitari sprovveduti a dimostrazione della superficialità con cui operano troppi operatori a carico quasi sempre del contribuente trattandosi di dipendenti del SSN.