Cassazione: "Vietato il revisionismo sui partigiani decorati"

Stop al "revisionismo" fatto da storici poco scientifici che utilizzano racconti di osteria e fonti non verificabili per gettare fango sulle circostanze della morte dei partigiani caduti combattendo per la libertà contro i nazisti

Stop al "revisionismo" fatto da storici poco scientifici che utilizzano racconti di osteria e fonti non verificabili per gettare fango sulle circostanze della morte dei partigiani caduti combattendo per la libertà contro i nazisti, e che per il loro coraggio sono stati decorati al valor militare. L'altolà viene dalla Cassazione che ha messo al bando la tesi del "fuoco amico" che, ad avviso dello scrittore Gianni Canedera, avrebbe ucciso il comandante partigiano Arturo Aulo Magrini caduto mentre guidava l'attacco a una colonna di tedeschi in Carnia, al ponte di Noiaris, il 15 luglio del 1944.

Ad agire per tutelare la "considerazione" di cui godeva la memoria del padre, partigiano decorato, è stato Giulio Magrini, il figlio, che si è rivolto al Tribunale di Tolmezzo. Senza citare fonti e prove di quanto sostenuto, l'autore del libro 'L'ultima verità. Da Mirko al dopoguerrà, aveva scritto che Magrini, organizzatore delle prime brigate partigiane in Carnia, era stato ucciso dai suoi compagni che volevano impadronirsi dei soldi che lui aveva con sè, e che aveva ricevuto per finanziare la Resistenza carnica. Invece in base alle testimonianze ufficiali, sia dei partigiani che dei tedeschi, Magrini fu colpito in fronte dal nemico mentre guidava i suoi compagni all'attacco e nessuno gli prese i soldi, 67mila lire di allora, che, infatti, i nazisti gli trovarono addosso. "Non può riconoscersi l'esimente del diritto di critica storica - afferma la Cassazione sconfessando lo scritto di Canedera - se la ricostruzione dei fatti contrastante con quella ufficialmente riconosciuta (nella specie, quale motivazione di una decorazione al valore militare) si fondi su fonti anonime o non riscontrabili o su voci correnti". Con questa sentenza - verdetto n. 6784 della Terza sezione civile, presidente Giuseppe Salmè, relatore Franco De Stefano - la Cassazione ha respinto il ricorso di Canedera contro la condanna a pagare cinquemila euro di risarcimento danni ai familiari del comandante 'Arturò, così come stabilito dalla Corte di Appello di Trieste nel 2012. Sono frequenti i tentativi di 'revisionismò delle gesta dei partigiani comunisti e garibaldini come Magrini, medico prestato alla guerra che morì imbracciando il suo Sten ed esortando i suoi a colpire l'avanguardia della colonna di nazisti che si trovarono davanti all'improvviso. Con lui caddero anche il garibaldino Ermes Solari, e Vito Riolino della brigata Osoppo.

Commenti

Raoul Pontalti

Gio, 07/04/2016 - 19:08

Onus probandi incumbit ei qui dicit e pertanto la sentenza è ineccepibile: senza prove non si può accusare chicchessia di reati o bassezze morali. Vale anche per le versioni ufficiali però che spesso sono più false di una moneta da tre euro, specie quando si parla di eroismo partigiano.

seccatissimo

Gio, 07/04/2016 - 20:02

Masochista e sicuro perdente chi si mette contro la retorica dei partigiani comunisti, sempre eroici a prescindere dalla realtà dei fatti, dato che le testimonianze sono ufficiali e veritiere solo se di marca comunista o di nemici sconfitti che, si sa, pur di essere lasciati in pace accettano e confermano ogni versione a loro richiesta.

gianrico45

Ven, 08/04/2016 - 00:07

Verità non sindacabile menzogna certa.

Ritratto di massacrato

massacrato

Ven, 08/04/2016 - 06:47

La Storia la scrive chi vince, ma non è detto che sia quella giusta. Chiedetelo agli Indiani dell'America.