In Piemonte il castello che piaceva tanto a Pasquale Galasso

Colmo di opere d'arte di inestimabile valore, sede di grandi eventi, poi caduto in progressivo degrado, il Castello di Miasino resta un patrimonio storico da riqualificare

Siamo a Miasino, piccolo centro di 800 abitanti sul lago d’Orta, a 50 km da Novara e a 130 km da Torino. Nei pressi del Santuario della Madonna della Bocciola, costruito nel luogo dove nel ‘500 apparve Maria. A parlarci del castello del boss e a raccontarci questa incredibile storia è il barone Ivan Drogo Inglese, presidente di Assocastelli, un'associazione che raggruppa centinaia tra gestori e proprietari di dimore storiche in Italia.È lui che conosce le storie più segrete, anche più recenti, di queste prestigiose residenze. Ed è proprio lui che ci apre le porte del Castello di Miasino.

A volerlo – ci spiega il barone - fu, alla fine dell’800, il marchese generale Paolo Solaroli di Briona, che affidò il progetto all’architetto Eugenio Linati, il quale realizzò l’edificio, circondato da un parco di sei ettari, in stile neogotico. Qui il marchese trascorreva lunghi periodi ammirando il suggestivo lago d’Orta e non poteva certo immaginare che questa sua residenza, cento anni dopo, sarebbe diventata la casa di un boss”.

Il boss è Pasquale Galasso, figlio di Sabato (anche lui legato alla malavita), e sposato con Grazia Scalise, che ha sempre avuto un ruolo importante nelle attività “imprenditoriali” del marito. Negli anni ’80 Galasso è il capo indiscusso dell’omonima cosca. Ed è in questo periodo che viene decisa l’espansione delle proprie attività al nord. Scelgono la zona di Novara. Sono loro due direttamente che individuano e scelgono il Castello di Miasino, ritenendolo una residenza idonea. I coniugi hanno la passione per le antichità e le opere d’arte. I precedenti proprietari hanno qualche difficoltà economica, il boss ne approfitta e acquista il maniero.

Nel maggio del 1992 con un blitz disposto dalla procura di Napoli le forze dell’ordine irrompono nella villa bunker dei Galasso a Poggiomarino, ribattezzata il Louvre per la grandiosità dell’edificio e per le opere d’arte in esso custodite. Galasso finisce in manette e gli viene sequestrato un patrimonio con un valore stimato, all’epoca, di ben 150 miliardi di lire. Tra le opere d’arte sequestrate anche un quattrocentesco dipinto raffigurante la Madonna e trafugato anni prima nella villa di Ospedaletti di Alfonso Sada, fondatore dell’industria alimentare Simmenthal. All’interno della villa viene rinvenuto anche il trono di Francesco II delle Due Sicilie detto “Franceschiello”, un inequivocabile segnale che Pasquale Galasso ambiva a un ruolo “sovrano” e che in tal posizione necessitava anche di un castello.

Oggi questo immenso complesso ospita in parte il Comando della Compagnia della Guardia di Finanza di Scafati, anche se la porzione maggiore dell’area versa in stato di degrado. Comunque, quando la procura si accorge che la proprietà del Castello di Miasino è riconducibile al boss ne dispone il sequestro. Ma l’incredibile è quello che succede dopo. Il castello viene affidato in gestione alla società Castello di Miasino srl. Dopo poco tempo si scopre che la proprietà della società è stata trasferita in maggioranza a Grazia Scalise (si proprio lei, la moglie di Galasso) e in minoranza all’avvocato Bruno Simonis di Salerno. Insomma i Galasso erano usciti dalla porta e rientrati dalla finestra. Il Castello di Miasino diventa una fiorente azienda dove si organizzano eventi e matrimoni e a gestire il tutto Sabatino Galasso, nipote del boss.

Nel febbraio del 2016 l’Agenzia Nazionale dei Beni Sequestrati e Confiscati, procede a una seconda confisca e trasferisce il castello alla Regione Piemonte. Da quel momento il grande cancello del castello è sbarrato, la piscina svuotata, il parco invaso dalle erbacce. Insomma sul complesso è calato il velo del progressivo degrado che spesso caratterizza i tanti edifici storici che non trovano un idoneo utilizzo. Giorgio Cadei è il sindaco di Miasino ed è contrariato a tutta questa vicenda: “Il comune ha già sostenuto un grande sforzo – spiega - acquisendo Villa Nigra dall’Università di Torino (era la villa dell’ex rettore Carlo Nigra). Poi il sequestro del castello di Miasino e infine la vendita di Villa Pestalozza che è diventata una residenza privata”. Insomma l’economia del territorio avrebbe necessità di sfruttare al meglio questo patrimonio architettonico storico. Il futuro del Castello di Miasino è nelle decisioni di Aldo Reschigna, Assessore al patrimonio della Regione Piemonte.