Il Cardinale Sgreccia:"10 punti critici nella vicenda di Charlie"

Charlie Gard continua a far discutere. Adesso a parlare è il Cardinale Sgreccia, che interviene mediante una lettera inviata al Giornale.it

Il Cardinale Sgreccia interviene su Charlie Gard. Dopo l'arcivescovo emerito di Bologna, Carlo Caffarra, un altro porporato decide di adoperarsi sul caso inviando una lettera in merito al Giornale.it. Questa volta, a delineare una posizione in termini principalmente biotetici, è, appunto, il presidente emerito della Pontificia Accademia per la vita. Il testo è lungo e dettagliato. Quanto presentato qui, dunque, ne rappresenta unicamente una sintesi.

"Nei differenti gradi di giudizio, le Corti inglesi hanno ribadito che il processo di decadimento generale delle condizioni cliniche di Charlie e, con esso, il deterioramento progressivo ed inarrestabile della funzionalità degli organi che presiedono alle funzioni vitali, primi tra tutti quelli respiratori, inducono a credere che qualsiasi decisione relativa ad ulteriori azioni che prolungassero simili condizioni di vita, sarebbe da giudicare illegittima, dacché non assunta nell’effettivo, migliore interesse del piccolo, ma piuttosto volta ad aumentare, nel tempo e nell’intensità, il dolore e le sofferenze dello stesso", esordisce il Cardinale, che prosegue: "Sembra che tutto abbia concorso, negli ultimi sei mesi, a realizzare una sorta di “accanimento tanatologico” nei confronti del piccolo Charlie, una gara, da parte di giudici e medici, volta ad assicurare la soluzione più rapida possibile al suo caso, mettendo a tacere ogni rigurgito di speranza dei genitori, così come ogni spiraglio di luce sulla possibilità di successo di una terapia che, benché sperimentata solamente sui topi e per un ceppo di malattie diverse da quella sofferta dal neonato inglese, a detta dello stesso Professore responsabile della sperimentazione in corso negli USA, interpellato ad hoc dai genitori di Charlie, avrebbe potuto, almeno teoricamente, apportare benefici alle sue condizioni generali di salute".

Il presidente emerito della Pontifica Accademia per la vita, già vescovo e considerato tra i principali bioeticisti internazionali, procede, dunque, con l'elencazione di dieci punti che, sulla base della sua visione delle cose, sarebbero particolarmente critici rispetto alla vicenda di Charlie Gard. In primis, egli pone l'accento sulla distinzione tra inguaribilità e incurabilità, dichiarando: "Una persona affetta da una male ritenuto, allo stato attuale della medicina, inguaribile, è paradossalmente il soggetto che più di ogni altro ha diritto di chiedere ed ottenere assistenza e cura, attenzione e dedizione continue: si tratta di un fondamento cardine dell’etica della cura, che ha come principali destinatari proprio coloro che versano in uno stato di vulnerabilità, di minorità, di debolezza maggiore". Gli altri punti essenziali su cui Sgreccia pone un focus sono:"Il diritto ad essere continuativamente oggetto, o meglio ancora, soggetto delle attenzioni e delle cure da parte di familiari e non" -che per Sgreccia- " risiede nella dignità di cui una persona umana, anche se neonata, malata e sofferente, mai cessa di essere titolare", il fatto che l' "alimentazione-idratazione artificiali mediante sondino naso-gastrico, in nessun caso potrà considerarsi come terapia", e "l’idea cardine che fonda il consenso informato ha a che fare con il principio per cui il paziente non è mai un individuo anonimo cui vengono applicate determinate conoscenze tecniche, ma un soggetto cosciente e responsabile che deve essere chiamato a condividere la messa a punto di quanto necessario ad occasionare un miglioramento della propria salute ed eventualmente il raggiungimento di un obiettivo di guarigione e di cura". Il quinto punto, poi, si sofferma sulla misura per cui: "Il divieto di sottoporre Charlie al trattamento sperimentale in nessun caso può essere giustificato facendo appello allo stato di sofferenza che lo stesso si trova attualmente a vivere".

La lettera di Sgreccia, infine, verte su altri 4 punti: "Il principio del migliore interesse del minore, che le Carte internazionali pongono al centro dei meccanismi di tutela degli stessi e che le stesse Corti inglesi hanno assunto a giustificazione cardine delle loro decisioni, crediamo difficilmente implichi, o meglio, legittimi una forma di eutanasia passiva come quella che si è deciso di praticare sul piccolo Charlie; la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo, ha incredibilmente glissato su tutti gli aspetti contenutistici elencati fin qui ed anzi sembrerebbe essere andata oltre, assumendo una postura puramente proceduralista, nel nome del principio del margine di apprezzamento; non è chi non veda come dietro ogni aspetto di questa vicenda, si celi, quantunque mai menzionata, un’idea di efficienza nella gestione delle risorse sanitarie che induce a disporre delle stesse in un modo che non può non generare una strisciante cultura dello scarto; di più ancora inquieta la leggerezza con cui si accetta il paradigma della qualità della vita, ovvero quel modello culturale che inclina a riconoscere la non dignità di alcune esistenze umane, completamente identificate e confuse con la patologia di cui sono portatrici o con le sofferenze che ad essa si accompagnano; nella trasparenza delle posture schizofreniche implicate da questi nuovi paradigmi culturali, si può cogliere l’ambivalenza di chi, nel rivendicare la libertà di accesso totale ed indiscriminata all’eutanasia, basandola sull’esclusivo predominio dell’autonomia individuale, nega allo stesso tempo quell’autonomia decisionale in altri casi, come quello in esame, dove si ritiene che siano legittimati a decidere i soli medici, senza coinvolgimento alcuno dei genitori".

Temi sviscerati in modo più corposo nella lettera completa, che arricchiscono il dibattito su Charlie Gard apportando delle motivazioni di carattere bioetico. La Chiesa, in queste ore, sta decisamente alzando il tiro.