Quelli che odiano denaro e mercato

Il solito vizio di demonizzare soldi e mercato

Lorenzo Infantino ha pubblicato sul Foglio un ottimo articolo sul denaro e sulla sua funzione in un'economia di mercato secondo la cultura liberale. Contrariamene a quanto sostiene la vulgata cattolica e comunista, il denaro non è lo sterco del diavolo, bensì per la cultura liberale - un mezzo di scambio subentrato al baratto nell'economia primitiva. Non ci si scambia più un bene con un altro e il valore di un bene non è definito dalla quantità di lavoro necessaria a produrlo, bensì dalla quantità di denaro necessaria a procurarselo (ad acquistarlo sul mercato), che è, poi, la quantificazione (monetaria) del lavoro necessario a produrlo. In tal modo, anche il lavoro diventa un mezzo di scambio.

L'individuo, nella cultura liberale, è un animale sociale, in quanto la sua stessa esistenza è correlata a quella di altri individui con i quali entra in rapporto allo scopo di procurarsi i beni dei quali ha bisogno per vivere. Emerge, in tal modo, il nesso fra ogni individuo e gli altri individui dei quali il primo ha bisogno per vivere. L'articolo di Infantino è importante proprio perché mette in luce il nesso che intercorre fra le persone nella società di mercato, che è, poi, la società liberale, dove il denaro ha la stessa funzione sul mercato che hanno le idee (il pensiero) in un sistema libero e aperto. Non è necessario essere liberisti, nell'accezione corrente, per capirlo. La società aperta è nata e si è sviluppata proprio sulle tracce della nascita e del progredire del mercato libero nel mondo, in quanto la libera circolazione dei beni ha anticipato quella delle idee, che si è sviluppata successivamente sul piano politico.

La riforma protestante che assimila la disponibilità di mezzi (di denaro) alla Grazia divina - ha rappresentato in questo senso un passo avanti rispetto alla cultura cattolica. E la superiorità, sotto questo profilo, dei Paesi di cultura protestante su quelli di cultura cattolica si concreta grazie a tale assunto. Se l'Italia è in ritardo rispetto alla Modernità, lo deve anche a questo fardello che si porta appresso grazie a una cultura cattolica che, con l'elezione di Francesco a Papa, ha registrato un ulteriore passo in questo senso.

Non sono cattolico praticante, ma riconosco la funzione, il ruolo, che il cristianesimo ha avuto nella nascita e nello sviluppo del pensiero liberale e perciò mi preoccupo delle conseguenze che la predicazione di questo Papa può avere sulla modernizzazione del mio Paese e della sua cultura politica. Forse dovrebbe incominciare a preoccuparsene anche la gerarchia cattolica, se le sta a cuore la crescita civile dell'Italia e, perché no, del cattolicesimo.

piero.ostellino@ilgiornale.it

Commenti

Tergestinus.

Lun, 22/08/2016 - 15:53

La vecchia teoria di M. Weber secondo cui il protestantesimo sarebbe la premessa necessaria del capitalismo moderno ormai da tempo non è più seguita dagli storici. Il capitalismo è nato in Italia tra il Trecento e il Quattrocento, in un contesto completamente cattolico. Del resto la Germania, culla del protestantesimo, è rimasta un paese agricolo a peso economico zero fino a metà Ottocento. Il vero fattore di sviluppo di paesi protestanti quali Olanda e Gran Bretagna non risiede nel loro protestantesimo, ma nell'apertura delle rotte oceaniche. Fino a tutto il secolo XVII anche Spagna e Portogallo erano potenze mondiali, pur essendo paesi cattolici, poi dopo la guerra di successione spagnola sono diventate appendici della Francia e hanno perso l'impero coloniale prima del grande sviluppo delle industrie. Tutto qui.

Ritratto di contdjbabi

contdjbabi

Lun, 22/08/2016 - 16:07

Dott. Ostellino, condivido le Sue posizioni sul primato protestante circa l'uso del del denaro, in fondo il liberismo é stata un'invenzione protestante o forse protestante-massonica, in tempi in cui le filosofie liberiste, protestanti e pre-massoniche erano originate da una comune lettura evangelica, prima che filosofie deiste deviassero poi verso l'ateismo massonico o marxiste che oggi conosciamo. Non dimentichiamo però che furono proprio i paesi protestanti come Inghilterra ed Olanda a giustificare la schiavitù dal '500 a metà '800. Anche il cattolicissimo Portogallo aderì a questa pratica, ma in anni in cui era invece l'ispirazione laicista a dettare legge in patria e nelle varie colonie.

Dordolio

Lun, 22/08/2016 - 17:06

Interessante.... Vorrei anche però leggere qualcosa riguardo al "mercato" attuale che sembra essere finalizzato unicamente a retribuire sempre di più il capitale e sempre meno il lavoro.

blackbird

Lun, 22/08/2016 - 17:17

E come la mettiamo con le "Lombard street" di mezza Europa (e non solo)? Forse questa storia del Protestantesimo che apre le menti va un pochino rivista, vada a farsi un giretto in Pennsylvania...

Santippe

Lun, 22/08/2016 - 17:35

SANTIPPE. Intanto sarebbe bene liberarci i piedi da una pesante catena : i Patti Lateranensi . E' gran tempo per la nostra nazione riacquistare la piena autonomia in ogni campo e rimediare al grave errore commesso da Mussolini nel 1929.Chi è d'accordo batta un colpo.

cgf

Mar, 23/08/2016 - 01:43

@Santippe STUDI LA STORIA, quella con la S maiuscola ed il perché vi furono i patti lateranensi ed in seguito anche rivisti.

cgf

Mar, 23/08/2016 - 01:44

cmq io credevo che il denaro circolasse ben prima del 1500.