Rampello: "Quella del cibo è la storia dell'uomo"

Il curatore del Padiglione Zero di Expo: "Il futuro? Buone pratiche contro lo spreco e la fame. Con l'Archivio della Memoria valorizziamo i valori e il saper fare italiani"

«Il Padiglione Zero mette in scena il tema dell'Expo: il cibo. Lo fa diventare metafora. E lo dico in questo modo generico perché raccontare la storia del cibo significa raccontare la storia dell'uomo. Il primo gesto che l'homo sapiens ha fatto è stato quello di alimentarsi. Gesto che subito diventa idea, fonte di ricerca e conoscenza. Ci si nutre materialmente e spiritualmente. Affrontare come facciamo a Expo il tema della storia dell'alimentazione significa affrontare tutta la storia dell'uomo».

Davide Rampello, il curatore del Padiglione Zero spiega così la filosofia della «porta d'ingresso» che spalancherà la mente ed emozionerà i visitatori coinvolgendoli nel grande tema dell'Esposizione Universale legato a cibo e vita. E spiega alcuni aspetti peculiari che sono contenuti in questa «macchina culturale e spettacolare» racchiusa sotto i coni-collina pensati dall'architetto Michele De Lucchi. «La prima cosa che il visitatore vedrà è veramente la rappresentazione di tutto ciò che è la reinterpretazione del passato, cioè della memoria: questo enorme Archivio che idealmente vuol rappresentare tutte le storie degli uomini, la storia dell'umanità. Il passato è indefinito, la memoria è fondametale: non dimentichiamo che nella cultura greco-latina non esiste arte nè scienza senza la memoria. Ripartire dalla memoria vuol dire darci la possibilità di rifondare il presente, di creare arte e scienza. Se non partiamo dalla memoria non faremo niente e oggi c'è la tendenza a cancellare non il passato ma la memoria».

E della grande biblioteca Davide Rampello sottolinea un altro aspetto: «A realizzarla è il meglio della nostra artigiania: intagliatori, scultori, falegnami, fabbri, pittori. Scelta che mostra ai visitatori la strordinaria grandezza dei nostri artigiani, emozione che nasce dal saper fare artigiano dell'Italia».

Un altro grande elemento di riflessione è rappresentato dalla «piazza virtuale» con un muro digitale curvo alto 10 metri e largo 33 formato da quasi 500 monitor realizato da Samsung davanti al quale, aggiunge Rampello: «Si rappresenta l'oggi, a cui si arriva dopo un percorso partito con la memoria, e rappresenta tre cose contemporanee: quanto cibo si produce nel mondo, quanto costa, come si comunica il cibo. Un invito a non speculare sul cibo perché è un delitto contro i popoli». «Terzo elemento chiave: lo spreco, che - prosegue - il Padiglione Zero denuncia come catastrofe globale perché la nostra cultura contemporanea vive una contraddizione enorme: produciamo cibo per 12 miliardi di persone ma ne buttiamo via il 30 per cento con il risultato che oltre 850 milioni di persone muoiono di fame e oltre 1miliardo e 200 sono obesi, un disastro rispetto alla sostenibilità dei sistemi sanitari, causato dalla pessima alimentazione».

Il messaggio positivo, segnale di speranza per il futuro, arriva dalle sale finali. «Mostriamo splendidi paesaggi che testimoniano il modo positivo di agire di comunità di agricoltori e dell'industria che produce con consapevolezza e ha un rapporto equo con produttori. Alcuni sono in territori coltivati dalla Ferrero, altri coltivati da comunità di contadini dal Cile all'Asia, dal Marocco all'Italia. E mostriamo le buone pratiche testimoniate da cinque uomini con le loro storie».